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Nella sezione ATC - CONTATTI sono pubblicati i nuovi orari dell'ufficio-

Nella sezione Moduli- Altra Modulistica è stata pubblicata la scheda riepilogativa per la Stagione Venatoria 2021/22

Nella sezione COMUNICATI è presente informativa e cartine delle nuove ACS.

Nella sezione Normative-Regolamenti ATC NO1, si trova il regolamento per la caccia alla migratoria.

nell'area NORMATIVE-REGOLAMENTI ATCNO1 è stato pubblicato il nuovo regolamento per la caccia alle specie cornacchia nera, cornacchia grigia, gazza e ghiandaia.

 

ATTENZIONE: COLOMBACCIO DAL 19/09/2021 AL 31/01/2022, come da calendario.

LEGGE REGIONALE N. 70 DEL 4-09-1996
REGIONE PIEMONTE
Norme per la protezione della fauna selvatica
omeoterma e per il prelievo venatorio
Fonte: BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE PIEMONTE
N. 39
del 25 settembre 1996
Il Consiglio Regionale ha approvato.
Il Commissario del Governo ha
apposto il visto.
Il Presidente della Giunta
Regionale promulga la seguente
legge:
INDICE OMESSO
Capo I
Disposizioni generali
ARTICOLO 1
(Finalità della legge)
1. La Regione Piemonte, in attuazione dell' articolo
5 del proprio Statuto, ritiene l' ambiente naturale
bene primario di tutta la comunità , ne promuove
la conoscenza, riconosce la fauna selvatica
come componente essenziale di tale bene e la tutela
nell' interesse della comunità internazionale, nazionale
e regionale.
2. A tal fine la Regione, nell' osservanza dei principi
e delle norme stabiliti dalla legge 11 febbraio
1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna
selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio),
ed in conformità alla direttiva 79/ 409/ CEE del
Consiglio del 2 aprile 1979, 85/ 411/ CEE della Commissione
del 25 luglio 1985 e 91/ 244/ CEE della
Commissione del 6 marzo 1991, con i relativi allegati
della Convenzione di Parigi del 18 ottobre
1950, resa esecutiva con legge 24 novembre 1978,
n. 812 e della Convenzione di Berna del 19 settembre
1979, resa esecutiva con legge 5 agosto 1981,
n. 503, detta norme per la tutela e la gestione del
patrimonio faunistico - ambientale e per la disciplina
dell' attività venatoria perseguendo in particolare
i seguenti scopi:
a) attuare un piano programmato di salvaguardia
e di recupero dell' equilibrio ambientale -
faunistico del Piemonte;
b) dotare il territorio regionale di strutture
atte alla protezione ed al potenziamento qualitativo
e quantitativo delle specie faunistiche autoctone;
c) eliminare o ridurre i fattori di disequilibrio
o di degrado ambientale;
d) coinvolgere e corresponsabilizzare a tali
fini il maggior numero di cittadini;
e) finalizzare l' impegno dei cacciatori e degli
agricoltori nonchè le risorse economiche agli scopi
della presente legge;
f) disciplinare l' attività venatoria nel rispetto
della conservazione della fauna selvatica consentendo
i prelievi compatibilmente con l' effettiva
consistenza e la capacità di riproduzione delle diverse
specie selvatiche;
g) garantire la salvaguardia delle colture agricole
durante l' attività venatoria, nonchè promuovere
lo sviluppo di specifiche iniziative a carattere
sia faunistico che venatorio per conseguire il rilancio
dell' economia agricola montana e collinare;
h) valorizzare il ruolo della fauna selvatica
anche dal punto di vista estetico e culturale, favorendo
un più corretto rapporto in tal senso con la
popolazione.
3. Per il raggiungimento degli obiettivi di cui al
comma 2 si tiene conto della consistenza numerica
delle popolazioni delle specie appartenenti alla
fauna selvatica, della loro dinamica di popolazione,
della loro distribuzione geografica, della presenza
di fattori naturali o antropici di disequilibrio.
ARTICOLO 2
(Regime patrimoniale di fauna selvatica.
Specie particolarmente protette)
1. Gli esemplari di fauna selvatica, stabilmente
o temporaneamente presenti nel territorio regionale,
costituiscono patrimonio indisponibile dello
Stato ai sensi dell' articolo 1 della legge 157/ 1992.
2. Fanno parte della fauna selvatica oggetto della
tutela della presente legge le specie di mammiferi
e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi,
stabilmente o temporaneamente, in stato di
naturale libertà , nel territorio regionale.
3. La cattura o l' abbattimento di esemplari di
fauna selvatica all' infuori dei casi consentiti costituisce
danno ambientale ed obbliga il suo autore
al relativo risarcimento.
4. Sono particolarmente protette, anche sotto il
profilo sanzionatorio, le seguenti specie o gruppi
di specie: lupo (Canis lupus), sciacallo dorato (CAnis
aureus), orso (Ursus arctos), lontra (Lutra lutra),
martora (Martes martes), puzzola (Mustela
putorius) e tutti gli altri Mustelidi (fam Mustelidae),
gatto selvatico (Felis Sylvestris), lince (Lynx
lynx), genetta (Genetta genetta), marmotta (Marmota
marmota), stambecco (Capra ibex), tutti i
pipistrelli (Chiroptera), tutte le specie di rapaci diurni
compresi i vulturidi (Accipitriformes e Falconiformes)
e notturni (Strigiformes), marangone minore
(Phalacrocorax pigmaeus), marangone dal
ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), tutte le specie di
pellicani (Palecanidae), tutte le specie di cicogne
(Ciconiidae), spatola (Platalea leucorodia), mignattaio
(Plegadis falcinellus), (Fenicottero (Phoenicopterus
ruber), cigno reale (Cygnus olor), cigno selvatico
(Cygnus cygnus), volpoca (Tadorna tadorna),
fistione turco (Netta rufina), gobbo rugginoso
(Oxyura leucocephala), otarda (Otis tarda), gallina
prataiola (Tetrax tetrax), gru (Gru grus), piviere
tortolino (Eudromias morinellus), avocetta (Recurvirostra
avosetta), cavaliere d' Italia (Himantopus
himantopus), occhione (Burhius oedicnemus), pernice
di mare (Glareola pratincola), gabbiano corso
(Larus audouinii), gabbiano corallino (Larus melanoce -
phalus), gabbiano roseo (Larus genei), sterna
zampenere (Gelochelidon nilotica), sterna maggiore
(Sterna caspia), ghiandaia marina (Coracias garrulus),
tutte le specie di picchi (Picidae), gracchio
corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax), tutte le strolaghe
(fam Gaviidae), tutti gli svassi (fam Podicipedidae),
tarabuso (Botarus stellaris) e tutti gli
ardeidi (fam Ardeidae), oche (gen Anser e Branta),
porciglione (Rallus aquaticus), voltolino (Porzana
porzana), schiribilla (Porzana parva), schiribilla
grigiata (Porzana pusilla), re di quaglie (Crex
crex), pittima reale (Limosa limosa), pittima minore
(Limosa lapponica), chiurli (gen Numenius),
gallo cedrone (Tetrao urogallus), francolino di
monte (Bonasa bonasia), martin pescatore (Alcedo
atthis), (Merops apiaster), upupa (Upupa
epops), nonchè tutte le altre specie che direttive
comunitarie o convenzioni internazionali o apposito
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
indicano come minacciate di estinzione.
5. Le norme della presente legge non si applicano
alle talpe, ai ratti, ai topi propriamente detti,
alle arvicole.
ARTICOLO 3
(Promozione di cultura faunistica)
1. La Regione, avvalendosi della collaborazione
della scuola, dell' Università , di musei naturalistici,
degli Enti di gestione delle aree protette, di organizzazioni
sociali, di associazione agricole, venatorie
e ambientaliste, nonchè di associazioni culturali,
promuove la conoscenza del patrimonio faunistico
e dei modi per la sua tutela.
2. La Giunta regionale provvede alla divulgazione,
nelle forme più rispondenti, delle norme della
presente legge, dei dati e delle acquisizioni tecnico
scientifiche concernenti la tutela, la gestione
della fauna selvatica e l' esercizio venatorio soprattutto
per quanto concerne l' impatto da questo
esercitato sulla fauna selvatica e sugli equilibri
ambientali in generale.
ARTICOLO 4
(Esercizio delle funzioni amministrative)
1. Le funzioni amministrative di programmazione
e coordinamento ai fini della pianificazione
faunistico - venatoria nonchè i compiti di orientamento,
di indirizzo e di controllo per l' attuazione
delle finalità previste dalla legge 157/ 1992 e dalla
presente legge regionale sono esercitate dalla Regione
e dalle Province nell' ambito ed entro i limiti
delle rispettive competenze. In particolare alle Province
spettano le funzioni amministrative in attuazione
delle norme relative alla gestione e alla tutela
di tutte le specie di fauna selvatica in conformità
all' articolo 1, comma 3 della legge 157/ 1992.
All' espletamento di tali funzioni le Province provvedono
attraverso adeguati servizi tecnico - ispettivi.
2. Per il perseguimento delle specifiche finalità
istitutive di cui all' articolo 10, comma 6 della legge
157/ 1992, le funzioni inerenti alla gestione
dell' attività venatoria, alla gestione della fauna,
con particolare riferimento alla specie oggetto di
caccia, e alla gestione del territorio destinato alla
caccia programmata, sono esercitate dagli Ambiti
territoriali di caccia e dai Comprensori alpini, di
seguito indicati rispettivamente con le sigle ATC
e CA, in forza delle disposizioni della presente
normativa.
3. In caso di inadempienza delle Province
nell' espletamento dei compiti assegnati, la Giunta
regionale, trascorso il termine di sessanta
giorni dal formale sollecito, esercita il potere sostitutivo.
4. La Giunta regionale e la Giunta provinciale,
nell' esercizio delle rispettive funzioni in materia, si
avvalgono, quale organo consultivo a livello scientifico
e tecnico, dell' Istituto nazionale per la fauna
selvatica (INFS) e delle sue articolazioni regionali,
delle Università piemontesi ed inoltre della collaborazione
di enti e di istituti pubblici e privati
specializzati nella ricerca, delle associazioni venatorie,
agricole e ambientaliste riconosciute ai sensi
di legge.
Capo II
Pianificazione regionale faunistica.
Istituti per l' incremento
della fauna selvatica
e per il miglioramento ambientale
ARTICOLO 5
(Piano faunistico - venatorio regionale)
1. Il territorio agro - silvo - pastorale regionale è
soggetto a pianificazione faunistica e venatoria finalizzata
nel rispetto delle peculiarità biogeografiche,
al più generale obiettivo di mantenimento della
biodiversità ed in particolare alla conservazione
delle effettive capacità riproduttive delle popolazioni
delle varie specie, alla interazione tra di loro
e con l' ambiente ed al conseguimento della densità
ottimale e della conservazione delle stesse, mediante
la riqualificazione delle risorse ambientali e
la regolamentazione del prelievo venatorio.
2. Il piano faunistico - venatorio regionale, ai sensi
dell' articolo 10 della legge 157/ 1992, realizza il
coordinamento dei piani provinciali ed è predisposto
dalla Giunta regionale sulla base dei criteri per
i quali l' INFS garantisce la omogeneità e la congruenza.
3. Il piano faunistico - venatorio regionale è approvato
dal Consiglio regionale entro un anno
dall' entrata in vigore della presente legge, ha durata
quinquennale e può essere aggiornato.
ARTICOLO 6
(Piani faunistico - venatori provinciali)
1. Le Province, ai fini della pianificazione generale
del territorio agro - silvo - pastorale, predispongono
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, nel rispetto di quanto stabilito
dall' articolo 10 della legge 157/ 1992, piani faunistico -
venatori, di durata quinquennale, articolati
per comprensori faunistici omogenei.
2. I comprensori faunistici omogenei sono zone
territoriali caratterizzate sotto il profilo ambientale
con specifico riferimento alle caratteristiche
orografiche, vegetazionali e faunistiche.
3. In caso di inerzia delle province negli adempimenti
di cui al comma 1, la Giunta regionale assegna
ad esse il termine di sessanta giorni per provvedere,
decorso inutilmente il quale, la stessa
provvede in via sostitutiva con propria deliberazione,
sentito l' INFS.
4. Le Province predispongono altresì , a norma
dell' articolo 10, comma 7, della legge 157/ 1992 e
dell' articolo 4 della presente legge, piani di miglioramento
ambientale tesi a favorire la riproduzione
naturale di tutta la fauna selvatica e
piani di cattura e/ o reimmissione finalizzati al
riequilibrio faunistico, sentiti, per quanto attiene
le specie oggetto di attività venatoria, gli ATC
e i CA.
5. I piani faunistico - venatori adottati dalle Province
sono trasmessi per l' esame alla Giunta regionale
che ne valuta i contenuti per le previsioni del
piano faunistico - venatorio regionale.
6. I piani faunistico - venatori provinciali divengono
esecutivi, fatto salvo quanto previsto al comma
7, trascorsi centoventi giorni dalla data di ricevimento
degli stessi da parte della Giunta regionale
oppure a seguito di assenso espresso entro tale
termine.
7. Nell' ipotesi che la Giunta regionale formuli
osservazioni la Provincia è tenuta a recepire le
stesse ed a riadottare entro trenta giorni dalla comunicazione
il piano faunistico - venatorio apportando
le modifiche richieste. In tal caso il piano è
approvato dalla Giunta regionale entro i trenta
giorni successivi, con le modalità di cui al comma
6.
8. Qualora la Provincia non adempia a quanto
disposto al comma 7, la Giunta regionale si avvale
del potere sostitutivo.
ARTICOLO 7
(Utilizzazione dei terreni agricoli inclusi
nel piano faunistico - venatorio regionale)
1. Per l' utilizzazione dei fondi inclusi nel piano
faunistico - venatorio regionale ai fini della gestione
programmata della caccia, è riconosciuto ai proprietari
o conduttori del fondo un contributo determinato,
per ciascun anno finanziario a partire
dall' approvazione del piano faunistico - venatorio
regionale, con le modalità e per i fini di cui all' articolo
56.
2. Il proprietario o conduttore di un fondo che
intenda vietare sullo stesso l' esercizio dell' attività
venatoria deve inoltrare al Presidente della Giunta
regionale, entro trenta giorni dalla pubblicazione
del piano faunistico - venatorio, una richiesta motivata
che, ai sensi dell' articolo 2 della legge 7 agosto
1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento
amministrativo e di diritto di accesso ai
documenti amministrativi), è esaminata entro sessanta
giorni.
3. La richiesta è accolta se non ostacola l' attuazione
della pianificazione faunistico - venatoria di
cui agli articoli 5 e 6. E' altresì accolta, in casi da
individuarsi specificamente con provvedimento
della Giunta regionale, quando l' attività venatoria
sia in contrasto con l' esigenza di salvaguardia di
colture agricole specializzate nonchè di produzioni
agricole condotte con sistemi sperimentali o al
fine di ricerca scientifica, ovvero quanto sia motivo
di danno ad attività di rilevante interesse economico,
sociale o ambientale.
4. Il divieto è reso noto mediante l' apposizione,
a cura del proprietario o conduttore del fondo, di
tabelle, esenti da tasse, le quali delimitino in maniera
chiara e visibile il perimetro dell' area interessata,
secondo le specificazioni di cui all' articolo 50.
5. Nel fondi sottratti alla gestione programmata
della caccia è vietato a chiunque, compreso al proprietario
ed al conduttore, esercitare l' attività venatoria
fino al venir meno delle ragioni del divieto.
6. L' esercizio venatorio è vietato a chiunque
nei fondi rustici chiusi da muro o da rete metallica
o da altra effettiva chiusura di altezza non
inferiore a metri 1,20 o delimitati da corsi o da
specchi d' acqua perenni il cui letto abbia la profondità
di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno
metri 3.
7. I fondi chiusi esistenti alla data di entrata in
vigore della presente legge e quelli che si intenderà
successivamente istituire devono essere notificati,
a cura del proprietario o del conduttore, alla
Giunta regionale e alla Provincia precisando
l' estensione del fondo ed allegando planimetria catastale
in scala 1: 2000 con l' indicazione dei relativi
confini. I proprietari o i conduttori provvedono ad
apporre a loro carico adeguate tabellazioni esenti
da tasse regionali.
8. La superficie dei fondi di cui ai commi 2 e 5
entra a far parte della quota del territorio agro - silvo -
pastorale della regione, destinata a protezione
della fauna selvatica.
9. L' esercizio venatorio è inoltre vietato in forma
vagante sui terreni in attualità di coltivazione.
Agli effetti della presente legge sono considerati
terreni in attualità di coltivazione gli orti, le
colture erbacee da seme e cerealicole dalla semina
a raccolto effettuato, i prati artificiali e quelli
naturali con raccolto pendente, i frutteti e i vigneti
sino a raccolto effettuato, le colture orticole
e floreali a cielo aperto o con protezione limitata,
nonchè i terreni di recente rimboschimento.
10. L' esercizio venatorio è inoltre vietato nei
fondi ove si pratica l' allevamento e il pascolo del
bestiame custodito allo stato brado e semibrado,
purchè delimitati da muretti, recinzioni in rete o
da steccati, fili metallici o plastificati, siepi o altre
barriere naturali. La superficie di questi fondi entra
a far parte della quota del territorio agro - silvo -
pastorale della regione destinata a protezione della
fauna selvatica.
ARTICOLO 8
(Istituzione di zone di protezione
da parte della Regione)
1. La Giunta regionale, in attuazione dell' articolo
1, comma 5, della legge 157/ 1992, entro quattro
mesi dall' entrata in vigore della presente legge,
provvede ad istituire lungo le rotte di migrazione
dell' avifauna, segnalate dall' INFS zone di protezione
finalizzate al mantenimento ed al miglioramento
degli habitat compresi in tali zone e ad esse limitrofi;
provvede altresì al ripristino dei biotopi
distrutti a causa dell' attività atropica. Tali attività
riguardano in particolare le specie di cui all' elenco
allegato alla direttiva n. 79/ 409/ CEE, come sostituito
dalle direttive n. 85/ 411/ CEE, n. 91/ 244/ CEE e
n. 92/ 43/ CEE.
ARTICOLO 9
(Oasi di protezione)
1. Sono oasi di protezione le aree destinate alla
conservazione degli habitat naturali, al rifugio, alla
riproduzione, alla sosta della fauna selvatica, stanziale
e migratoria, e alla cura della prole.
2. L' istituzione delle oasi è deliberata dalla Provincia
in attuazione dei piani territoriali provinciali
faunistici per fini di particolare interesse faunistico
e naturalistico o a tutela di specie rare o in
estinzione.
3. L' estensione di ciascuna oasi va rapportata
al ciclo biologico delle specie in essa presenti,
tenendo conto della particolarità del territorio
correlata all' ATC o CA di cui fa parte.
Nell' ambito della gestione delle oasi di protezione
devono essere previste attività di intervento
per favorire ed agevolare le finalità di cui al
comma 1.
4. Le oasi devono essere costituite in territori
idonei per ambiti naturali e comprendere, ove possibile,
anche tratti di fiume, zone collinari e montane
per assicurare un' efficace protezione di tutte
le specie presenti nel territorio regionale e dei loro
habitat.
5. La Provincia, quando si determinino situazioni
di squilibrio faunistico, sentiti l' INFS e la Giunta
regionale, può autorizzare, nelle oasi di protezione,
immissioni e catture di fauna autoctona a
scopo sperimentale, di ripopolamento dell' oasi
stessa e di studio.
6. Il provvedimento provinciale di istituzione
dell' oasi di protezione ha validità di cinque anni.
Può essere rinnovato per uguale periodo o revocato
prima della scadenza per giustificati motivi di
interesse generale, purchè non nel corso dell' annata
venatoria, anche con recupero della fauna selvatica
mediante cattura, per la sua introduzione in
altre oasi.
ARTICOLO 10
(Zone di ripopolamento e cattura)
1. Le zone di ripopolamento e cattura sono istituite
dalle Province in territori idonei allo sviluppo
naturale e alla sosta della fauna selvatica, non destinati
a coltivazioni specializzate o che possano
essere particolarmente danneggiati da una rilevante
presenza di fauna selvatica.
2. Le zone di ripopolamento e cattura hanno lo
scopo di:
a) favorire la produzione della fauna selvatica
stanziale;
b) favorire la sosta e la riproduzione della
fauna migratoria;
c) fornire la fauna selvatica mediante la cattura
per ripopolamenti;
d) favorire l' irradiamento della fauna selvatica
nei territori circostanti.
3. L' estensione di ciascuna zona sarà determinata
in base a criteri biologici atti a favorire
buone concentrazioni e lo sviluppo agevolato
della fauna selvatica attraverso i seguenti interventi:
a) ripristino a cultura di terreni marginali;
b) esecuzione di sfalci;
c) semine con opportune miscele;
d) allestimento di zone umide alimentate con
acqua sorgiva o piovana;
e) creazioni di siepi con valenza faunistica.
4. La fauna oggetto di caccia catturata in dette
zone viene impiegata per il ripopolamento degli
ATC e dei CA ricompresi nel comprensorio
omogeneo interessato, e può essere destinata alla
reintegrazione di altri ATC e CA a condizione di
reciprocità .
5. Dette zone sono istituite per una durata di
anni cinque e sono rinnovabili per uguale periodo.
6. In caso di scadente redditività o di accertati
gravi danni provocati dalla fauna selvatica alle colture
agricole è ammessa la revoca solo al termine
della stagione venatoria, e comunque non oltre il
mese di marzo.
ARTICOLO 11
(Centri pubblici di riproduzione
della fauna selvatica)
1. Sono centri pubblici di produzione di fauna
selvatica le aree destinate a produrre esemplari
allo stato naturale a scopo di ripopolamento con
l' esclusione di qualsiasi utilizzazione venatoria interna.
2. L' istituzione di centri pubblici è deliberata
dalla Provincia, in attuazione dei piani faunistico -
venatori provinciali di cui all' articolo 6, su terreni
demaniali o su altri terreni idonei per i quali si sia
ottenuto per almeno cinque anni l' assenso del proprietario
o del conduttore del fondo che ne abbia
titolo, e che presentino varietà di aree aperte e
zone di rimessa tali da consentire buone concentrazioni
di fauna selvatica.
3. L' estensione complessiva dei centri di ciascuna
Provincia non deve essere superiore all' 1 per cento
del relativo territorio agro - silvo - pastorale.
4. L' attività del centro pubblico deve prevedere
interventi diretti a costituire una sufficiente base
alimentare e condizioni di sviluppo agevolato della
fauna selvatica, tra i quali:
a) semine di aree marginali con opportune
miscele;
b) allestimento di pozze alimentate con acque
piovane e sorgive;
c) esecuzione di sfalci;
d) formazione ed adattamenti di luoghi per la
rimessa di selvatici;
e) messa in opera di impianti di attrezzature
quali gabbie e palchetti per i riproduttori, voliere
di parcheggio e di ambientamento di animali selvatici;
possono essere previste mangiatoie, anche
coperte, solo nel periodo di preambientamento.
5. La Giunta regionale può istituire e gestire
centri regionali di produzione di fauna selvatica
con particolare riguardo a scopi di tutela della diversità
genetica e della biodiversità nonchè di promozione
per il recupero e lo sviluppo faunistico.
ARTICOLO 12
(Modalità di costituzione delle zone di tutela)
1. Le zone di tutela previste all' articolo 10, comma
8, lettere a), b) e c) della legge 157/ 1992 e degli
articoli 9, 10 e 11 della presente legge, sono costituite
dalla Giunta provinciale e dalla Giunta regionale
limitatamente al comma 5 dell' articolo 11.
2. La deliberazione che determina il perimetro
delle zone da vincolare deve essere notificata ai
proprietari o conduttori di fondi interessati e pubblicata
mediante affissione all' albo pretorio dei Comuni
territorialmente interessati.
3. Qualora per il numero dei destinatari, la comunicazione
personale non sia possibile o risulti
particolarmente gravosa, la Provincia provvederà a
norma dell' articolo 8 della legge 241/ 1990, mediante
forme di pubblicità idonee di volta in volta stabilite.
4. Avverso tale deliberazione i proprietari o i
conduttori interessati possono proporre opposizione
motivata, in carta semplice ed esente da oneri
fiscali, alla Provincia, o alla Regione se proponente,
entro sessanta giorni dalla notificazione o dalla
pubblicazione stabilita ai sensi del comma 3.
5. Decorso il termine, la Provincia, o la Regione
se proponente, ove sussista il consenso esplicito
o tacito dei proprietari, o conduttori di fondi
costituenti almeno il 60 per cento della superficie
complessiva che si intende vincolare, provvede
alla costituzione delle oasi di protezione, delle
zone di ripopolamento e cattura e dei centri
pubblici di riproduzione di fauna selvatica, decidendo
anche sulle opposizioni presentate e stabilisce,
con lo stesso provvedimento, le misure necessarie
ad assicurare un' efficace sorveglianza
delle zone.
6. Il consenso si intende validamente accordato
anche nel caso in cui non sia stata presentata formale
opposizione nel termine di cui al comma 4.
7. Nelle zone non vincolate per l' opposizione
manifestata dai proprietari o conduttori di fondi
interessati resta in ogni caso precluso l' esercizio
dell' attività venatoria fino alla destinazione da parte
della Giunta regionale delle suddette aree ad altro
uso nell' ambito della pianificazione faunistico -
venatoria.
8. La Giunta provinciale, sentita la Giunta regionale
e le organizzazioni professionali agricole, in
via eccezionale ed in vista di particolari necessità
ambientali, può disporre la costituzione coattiva di
oasi di protezione e di zone di ripopolamento e
cattura, nonchè l' attuazione di piani di miglioramento
ambientale tesi a favorire la riproduzione
naturale di fauna selvatica.
ARTICOLO 13
(Uso e custodia dei cani.
Zone per addestramento, allenamento,
gare dei cani da caccia)
1. Il cacciatore può esercitare l' addestramento e
l' allenamento dei cani da caccia nell' ATC di ammissione,
dal 15 agosto fino al quarto giorno antecedente
la data in cui è permesso l' esercizio venatorio,
tutti i giorni esclusi il martedì e il venerdì ,
nei terreni destinati all' esercizio dell' attività venatoria,
ad eccezione dei terreni di cui all' articolo 7,
comma 9.
2. Nella zona delle Alpi il cacciatore può esercitare
l' addestramento e l' allenamento dei cani da
caccia nel CA di ammissione, dal 1 settembre
fino al quarto giorno antecedente la data in cui è
permesso l' esercizio venatorio, tutti i giorni esclusi
il martedì e il venerdì , nei terreni individuati al
comma 1.
3. Chiunque detenga anche temporaneamente
cani di qualsiasi razza deve provvedere al tatuaggio
a norma della vigente legislazione e deve adoperarsi
affinchè i cani stessi non arrechino danno
alla fauna selvatica.
4. I cani trovati incustoditi in ogni tempo e
luogo sono oggetto di cattura da parte degli
agenti di vigilanza. La presenza di cani vaganti o
randagi va segnalata comunque, ai sensi dell' articolo
6 della legge regionale 13 aprile 1992, n. 20
(Istituzione dell' anagrafe canina), agli organi di
polizia municipale del Comune competente per
territorio.
5. La Provincia, anche su richiesta degli ATC e
dei Ca delle associazioni venatorie o cinofile riconosciute,
ovvero di imprenditori agricoli singoli
o associati, previo assenso scritto dei proprietari o
conduttori dei fondi territorialmente interessati, in
attuazione del piano faunistico - venatorio provinciale,
autorizza l' istituzione di:
a) zone in cui sono permessi l' addestramento,
l' allenamento e le gare dei cani da ferma, con divieto
di sparo;
b) zone in cui sono permessi l' addestramento,
l' allenamento e le gare dei cani da seguito, con divieto
di sparo;
c) zone in cui sono permessi l' addestramento,
l' allenamento e le prove dei cani da ferma, con facoltà
di sparo esclusivamente su fauna selvatica di
allevamento appartenente alle seguenti specie: fagiano,
starna, pernice rossa, germano reale e quaglia,
nei periodi indicati dalle Province con il regolamento
di cui al comma 6.
6. L' istituzione, il rinnovo, la revoca, i periodi in
cui sono consentiti l' addestramento, l' allenamento
e le prove dei cani da caccia, e la gestione delle
zone di cui ai commi 5 e 7 sono disciplinati da apposito
regolamento provinciale approvato, sentita
la Giunta regionale.
7. La Provincia, può istituire con le modalità
di cui al comma 5, nel periodo dal 1 marzo al
31 luglio, zone temporanee per l' addestramento,
l' allenamento e le prove dei cani con divieto di
sparo, di estensione non superiore ciascuna ad
ettari 100.
8. Nelle aziende agri - turistico - venatorie le zone
di cui al comma 5 sono istituite con provvedimento
della Giunta regionale, su richiesta dei concessionari.
Lo stesso provvedimento definisce i criteri
di istituzione, rinnovo, revoca, gestione e i relativi
periodi di addestramento, allenamento e prove dei
cani da caccia.
9. La deliberazione provinciale contenente l' individuazione
delle zone di cui ai commi 5 e 7 viene
trasmessa ai Comuni interessati.
10. Le zone di cui al comma 5, lettere a), b) e
c), e quelle di cui al comma 7:
a) non possono tra loro coincidere neppure
parzialmente e sono determinate in misura non
inferiore ciascuna ad ettari 30 e non superiore
ad ettari 300 fatto salvo quanto previsto al comma
7;
b) sono individuate su terreni in cui è consentito
l' esercizio venatorio;
c) sono istituite per una durata massima di
cinque anni salvo rinnovo, fatto salvo quanto previsto
al comma 7.
11. La Provincia, su richiesta di associazioni venatorie
e cinofile riconosciute, può autorizzare, su
fauna selvatica appartenente a specie cacciabili e
proveniente da allevamento, gare di caccia pratica
per cani, a carattere regionale, nazionale ed internazionale,
nelle zone di cui ai commi 5 e 7 e nelle
zone di ripopolamento e cattura.
12. La Giunta regionale, su richiesta dei concessionari,
può autorizzare le gare previste al comma
11 all' interno delle aziende agri - turistico - venatorie
anche con facoltà di sparo e nelle aziende faunistico -
venatorie senza facoltà di sparo.
13. Il Consiglio regionale disciplina con apposito
regolamento gli allevamenti dei cani da caccia
nel rispetto delle competenze dell' Ente nazionale
per la cinofilia italiana (ENCI).
14. Nella caccia di selezione agli ungulati, per i
recuperi dei capi feriti e per l' abbattimento selettivo
dei capi defedati è consentito l' uso dei cani da
traccia riconosciuti dalla Società amatori cani da
traccia (SACT) e purchè abilitati in prove di lavoro
organizzate dall' ENCI, secondo le disposizioni dettate
dalla Giunta regionale, che disciplina altresì le
modalità per il rilascio dell' abilitazione ai conduttori
di cani da traccia previo corso di istruzione e
superamento di una prova d' esame. A tale scopo i
conduttori possono fare uso delle armi di cui
all' articolo 13 della legge 157/ 1992. Le operazioni
da svolgersi con l' uso di un solo cane possono essere
effettuate anche fuori degli orari e del periodo
previsto per la caccia e nelle giornate di silenzio
venatorio su tutto il territorio. Negli ambiti
protetti la ricerca viene autorizzata dalla Provincia
competente, negli ATC e nei CA dai Comitati
di gestione e nelle zone destinate a caccia riservata a
gestione privata dal concessionario dell' azienda venatoria.
ARTICOLO 14
(Gestione delle oasi di protezione,
delle zone di ripopolamento e cattura,
dei centri pubblici di riproduzione
di fauna selvatica,
delle zone di addestramento, allenamento
e gare di cani da caccia)
1. Le oasi di protezione, le zone di ripopolamento
e cattura, i centri pubblici di riproduzione
di fauna selvatica, di cui agli articoli 9, 10, 11 e
13, sono oggetto di gestione da parte della Provincia,
mediante:
a) la tutela o il recupero di habitat delle specie
di rilevante interesse naturalistico;
b) la vigilanza e l' assistenza tecnica;
c) il risarcimento degli eventuali danni sulle
colture agricole ed allevamenti zootecnici;
d) gli interventi diretti di protezione o di incremento
numerico delle specie maggiormente rappresentative.
2. Per l' attuazione della gestione, la Provincia
prevede le spese relative ed organizza l' impiego di
personale fisso e volontario nonchè il controllo veterinario
sugli animali da reintrodurre o catturati.
3. La Provincia, previa approvazione di un regolamento
di gestione, può stipulare convenzioni per
l' affidamento in gestione delle oasi di protezione,
delle zone di ripopolamento e cattura, dei centri
pubblici di riproduzione di fauna selvatica ai Comitati
di gestione, degli ATC e dei CA, ovvero
con associazioni, organizzazioni o enti operanti
nel settore.
4. Per le zone di addestramento, allenamento e
gare di cani di cui all' articolo 13, commi 5, 7 e
per le gare di cani di cui all' articolo 13, comma
11, la Provincia stipula convenzioni con le associazioni
venatorie o con le associazioni cinofile nazionali
riconosciute, ovvero con imprenditori agricoli
singoli o associati, previa approvazione del regolamento
di gestione di cui al comma 3. Tale regolamento
dovrà garantire la possibilità di accesso agli
aderenti di tutte le associazioni venatorie ed alle
associazioni cinofile nazionali riconosciute.
Capo III
Ambiti territoriali di caccia
ARTICOLO 15
(Zona delle Alpi)
1. E' “zona delle Alpi “la parte del territorio regionale
individuabile nella consistente presenza
della tipica flora e fauna alpina. I confini di detta
zona sono determinati con deliberazione della
Giunta regionale, d' intesa con la Regione Valle
d' Aosta, sentiti l' INFS e la Facoltà di scienze agrarie
dell' Università degli Studi di Torino.
ARTICOLO 16
(Caccia programmata)
1. La regione Piemonte, in attuazione delle indicazioni
della legge 157/ 1992 ed al fine di realizzare
uno stretto legame dei cacciatori con il territorio
favorendone l' impegno ambientale e venatorio
negli ATC e nei CA, determina la dimensione
spaziale e faunistica di queste aree con l' obiettivo
di limitare al massimo il nomadismo venatorio.
2. La Giunta regionale, sentite le Province, le
Comunità montane e le organizzazioni professionali
agricole maggiormente rappresentative a livello
regionale, ripartisce il territorio agro - silvo - pastorale
destinato alla caccia programmata in ATC
e in CA di dimensione sub - provinciale, possibilmente
omogenei e delimitati da confini naturali,
di estensione non inferiore a 20.000 ettari e ove
possibile tenuto conto della conformazione geomorfologica
e dei confini naturali, non superiore a
40.000 ettari.
3. La Giunta regionale può , previa intesa con le
Regioni confinanti, per esigenze motivate, individuare
ATC e CA interessanti due o più Province
contigue.
4. La ripartizione degli ATC e dei CA è determinata
con riferimento:
a) ai comprensori faunistici omogenei, individuati
a norma dell' articolo 6, comma 2;
b) alle esigenze specifiche di conservazione
delle specie di mammiferi e di uccelli selvatici di
interesse ambientale e venatorio indicate nel piano
faunistico - venatorio regionale.
5. La Giunta regionale, sentiti gli organismi di
gestione degli ATC e dei CA, qualora emerga
la necessità di procedere ad una razionale gestione
delle risorse faunistiche e purchè l' iniziativa non
contrasti con il livello di fruizione e di programmazione
dell' ambito territoriale di caccia, può stabilire
degli indirizzi particolari di gestione venatoria
per aree specifiche.
6. La modifica della perimetrazione degli ATC
e dei CA è deliberata dalla Giunta regionale anche
sulla base di motivate richieste degli organismi
di gestione degli ATC e dei CA.
7. La perimetrazione delle aree corrispondenti a
ciascun ATC e CA è effettuata dai Comitati di
gestione degli ATC e dei CA.
8. La Giunta regionale, nei limiti posti dalla
presente legge, adotta con propri provvedimenti gli
atti necessari a realizzare la gestione della caccia
programmata.
ARTICOLO 17
(Definizione e gestione degli ATC e dei CA)
1. Gli ATC ed i CA corrispondono ad aree
di dimensione sub - provinciale che presentano caratteristiche
di omogeneità e sono delimitate da
confini naturali. Essi sono strumento di attuazione
della programmazione e della gestione faunistico -
venatoria, in armonia con gli indirizzi di
cui all' articolo 5 della presente legge, e devono
perseguire gli obiettivi di salvaguardia, conservazione
e miglioramento dell' ambiente naturale e
di protezione della fauna tipica delle aree interessate.
2. Gli ATC ed i CA hanno compiti di gestione
faunistica e di organizzazione dell' esercizio venatorio
nel territorio di rispettiva competenza.
3. La gestione degli ATC e dei CA è affidata a
Comitati di gestione.
4. Il Comitato di gestione, nel rispetto delle norme
di cui alla presente legge ed in attuazione dei
piani faunistici e delle direttive regionali:
a) predispone il piano di utilizzazione del territorio
interessato per ogni annata venatoria con i
programmi di immissione e le indicazioni circa i
prelievi di fauna selvatica;
b) promuove ed organizza le attività di ricognizione
delle risorse ambientali e della consistenza
faunistica;
c) programma gli interventi per il miglioramento
degli habitat;
d) propone l' istituzione e le modalità organizzative,
in forma singola o associata con altri ATC
e CA, di uno o più centri pubblici di riproduzione
della fauna selvatica, nonchè delle strutture venatorie
adeguate alla produzione, all' allevamento e
all' adattamento in libertà della fauna selvatica.
5. Il Comitato di gestione, per la predisposizione
dei piani e per le attività di cui al comma 4,
può avvalersi della collaborazione di tecnici laureati
in scienze naturali, in scienze agrarie o forestali,
in medicina veterinaria, ovvero diplomati in
scuole a fini speciali o in possesso di diploma universitario
intermedio in materia faunistica.
ARTICOLO 18
(Comitati di gestione degli ATC e dei CA.
Natura ed organi)
1. I Comitati di gestione degli ATC e dei CA
sono strutture associative di diritto privato aventi
personalità giuridica riconosciuta ai sensi del codice
civile in considerazione delle finalità di interesse
pubblico perseguite. Quali organismi tecnico - operativi
sono dotati di autonoma organizzativa, statutaria
e finanziaria nei limiti stabiliti dalla presente
legge e dagli atti programmatici ed amministrativi
della Regione e delle Province.
2. Per quanto non espressamente disciplinato
dalla presente legge e dagli statuti degli ATC e
dei CA si rinvia alle disposizioni di cui al libro I,
titolo II, capo III del codice civile, ove applicabili.
3. Sono organi direttivi del ATC e del CA:
a) il Presidente;
b) il Comitato di gestione.
4. Il Comitato di gestione è nominato dalla Provincia
ed è composto da:
a) sei rappresentanti designati dalle associazioni
delle organizzazioni agricole maggiormente
rappresentative a livello nazionale, territorialmente
presenti, scelti tra proprietari e/ o conduttori di terreni
situati nell' ATC e nel CA;
b) sei rappresentanti designati dalle associazioni
venatorie nazionali riconosciute, ove presenti
in forma organizzata nel territorio, aventi residenza
venatoria nell' ATC e nel CA;
c) quattro rappresentanti delle associazioni di
protezione ambientale più rappresentative, territorialmente
presenti, aventi residenza nella Provincia;
d) quattro rappresentanti degli enti locali territorialmente
interessati.
5. Il Presidente è nominato dal Comitato di gestione.
6. Il Comitato di gestione può eleggere nel suo
seno un comitato esecutivo. La composizione del
Comitato esecutivo rispetta i termini proporzionali
di cui al comma 4, lettere a), b), c) e d).
ARTICOLO 19
(Ammissione dei cacciatori negli ATC e nei CA
e partecipazione finanziaria)
1. La Giunta regionale, in base agli indici di
densità venatoria minima stabilita dal Ministero
delle risorse agricole, alimentari e forestali, determina
il numero dei cacciatori ed i criteri di ammissibilità
dei residenti nella Regione Piemonte.
2. I cacciatori residenti in altre Regioni o
all' estero possono essere ammessi in misura non
superiore al 10 per cento dei cacciatori ammissibili
per ogni ATC ed al 5 per cento di quelli ammissibili
per ogni CA.
3. La Giunta regionale autorizza con proprio
atto i Comitati di gestione ad esigere dai cacciatori
ammessi una quota di partecipazione economica
da destinare alla gestione delle aree di caccia programmata.
Capo IV
Strutture private per la caccia e
la produzione della fauna selvatica
ARTICOLO 20
(Aziende faunistico - venatorie ed
aziende agri - turistico - venatorie)
1. La Giunta regionale, su richiesta degli interessati
e sentito l' INFS, entro i limiti del 15 per
cento del territorio agro - silvo - pastorale di ciascuna
Provincia, può autorizzare l' istituzione di aziende
faunistico - venatorie ed aziende agri - turistico - venatorie.
2. Le aziende faunistico - venatorie, a prevalente
finalità naturalistiche e faunistiche con particolare
riferimento alla tipica fauna alpina e appenninica
alla grossa fauna europea ed a quella acquatica,
non perseguono fini di lucro, sono soggette a tassa
di concessione regionale; la richiesta di concessione
deve essere corredata di programmi di conservazione
e di ripristino ambientale al fine di garantire
l' obiettivo naturalistico e faunistico. In tali
aziende la caccia è consentita nelle giornate indicate
dal calendario venatorio secondo i piani di assestamento
e di abbattimento. In ogni caso nelle
aziende faunistico - venatorie non è consentito immettere
o liberare fauna selvatica posteriormente
alla data del 31 agosto.
3. Le aziende agri - turistico - venatorie, nelle quali
sono consentiti l' immissione e l' abbattimento,
esclusivamente nella stagione venatoria, di fauna
selvatica di allevamento, sono istituite ai fini di
impresa agricola.
4. Le aziende agri - turistico - venatorie devono
preferibilmente:
a) essere situate nei territori di scarso rilievo
faunistico;
b) coincidere con il territorio di una o più
aziende agricole ricadenti in aree di agricoltura
svantaggiata, ovvero dismesse da interventi agricoli
ai sensi del regolamento (CEE) n. 1094/ 88 del Consiglio
del 25 aprile 1988, e successive modifiche.
5. Le aziende agri - turistico - venatorie nelle zone
umide e vallive possono essere autorizzate solo se
comprendono bacini artificiali e ospitano esclusivamente
fauna acquatica di allevamento nel rispetto
delle convenzioni internazionali.
6. La Giunta regionale coordina ed approva i
piani di ripopolamento con le finalità naturalistiche
e faunistiche, quali la salvaguardia, la conservazione
e il miglioramento dell' ambiente naturale
e la protezione della fauna tipica delle aree interessate,
ed individua i criteri in ordine alla istituzione,
al rinnovo, alla revoca, alle dimensioni territoriali
e alla gestione delle aziende faunistico - venatorie
e delle aziende agri - turistico - venatorie.
7. Nell' ambito delle zone faunistico - venatorie
l' esercizio venatorio è consentito secondo i piani
annuali di abbattimento proposti dai singoli concessionari
ed approvati dalla Giunta regionale, elaborati
sulla base della consistenza faunistica di
fine stagione venatoria e delle immissioni stagionali
di fauna selvatica a scopo di ripopolamento
per le finalità faunistiche in conformità degli atti
di concessione.
8. Salvo quanto disposto al comma 7, nelle
aziende faunistico - venatorie e nelle aziende agri -
turistico - venatorie per le specie non comprese tra
quelle oggetto di incentivazione faunistica specificate
nei singoli provvedimenti di concessione e riportate
nei piani annuali di abbattimento si applicano
i limiti di carniere di cui all' articolo 46.
9. Nelle aziende faunistico - venatorie e nelle
aziende agri - turistico - venatorie i danni provocati
alle colture agricole dall' attività venatoria e dalla
fauna selvatica devono essere risarciti dal concessionario
entro novanta giorni dall' accertamento.
10. Le aziende faunistico - venatorie e le aziende
agri - turistico - venatorie sono soggette a tassa di
concessione regionale.
11. L' ammontare della tassa annuale è stabilita
dalle disposizioni regionali in materia di tasse di
concessione ai sensi dell' articolo 54.
12. L' esercizio dell' attività venatoria nelle aziende
di cui al comma 1 è consentito nel rispetto delle
norme della presente legge e delle specifiche disposizioni
della Giunta regionale di cui al comma
6 con l' esclusione dei limiti di cui all' articolo 35,
comma 6.
ARTICOLO 21
(Centri privati di riproduzione
della fauna selvatica)
1. Sono centri privati di riproduzione di fauna
selvatica, soggetti a concessione regionale, le aree
destinate a produrre esemplari allo stato naturale
per uso di ripopolamento organizzati in forma di
azienda agricola singola, consortile o cooperativa.
In tali centri è vietato l' esercizio venatorio.
2. L' istanza per la concessione all' apertura dei
centri privati deve essere corredata da una relazione
contenente:
a) l' esatta localizzazione del centro con planimetria
e l' elenco delle particelle catastali interessate;
b) i programmi di produzione;
c) le previsioni relative ai controlli sanitari.
3. Nei centri privati di riproduzione di fauna
selvatica può essere allevata a scopo di ripopolamento
esclusivamente fauna selvatica appartenente
alle specie cacciabili.
4. La gestione dei centri privati è effettuata dal
concessionario in conformità ad apposito disciplinare
approvato contestualmente al provvedimento
istitutivo del centro. Il disciplinare deve indicare
gli interventi tecnici, le messe in opera delle attrezzature
e la realizzazione degli impianti previsti
per le zone di cui agli articoli 10 e 11. Detti centri
devono avere una estensione non inferiore a ettari
200 e non superiore a ettari 1000 in relazione alle
esigenze biologiche delle specie destinate alla riproduzione.
5. La superficie complessiva dei centri di cui al
comma 4 non può superare l' 1 per cento del territorio
agro - silvo - pastorale di ciascuna Provincia.
6. Il prelievo degli animali prodotti viene effettuato
mediante cattura incruenta. E' consentito il
prelievo mediante abbattimento, da parte del titolare
del centro o di personale dipendente
dall' azienda preventivamente indicato nel provvedimento
di concessione esclusivamente per motivi
sanitari, accertati dall' Azienda sanitaria regionale
competente per territorio.
7. Non costituisce esercizio venatorio il prelievo
di fauna selvatica ai fini di impresa agricola di cui
al comma 6.
ARTICOLO 22
(Allevamento di fauna selvatica a scopo
di ripopolamento o a scopo alimentare)
1. La Giunta provinciale, sulla base di apposite
disposizioni dettate dalla Giunta regionale entro
sei mesi dall' entrata in vigore della legge può
rilasciare, a persone nominativamente indicate,
l' autorizzazione per l' impianto e l' esercizio di allevamenti
di fauna selvatica a scopo di ripopolamento
o a scopo alimentare. Non è consentito
l' allevamento di cinghiali a scopo di ripopolamento.
2. Nell' atto di autorizzazione sono riportati gli
obblighi alla cui osservanza è tenuto l' allevatore,
con particolare riferimento alle condizioni igienico -
sanitarie e all' obbligo di tenere apposito registro
riportante i dati essenziali sull' andamento
dell' allevamento.
3. Gli allevamenti di cui al comma 1 sono soggetti
alla vigilanza veterinaria esercitata dalla
Azienda sanitaria regionale competente per territorio.
4. Gli esemplari pertinenti agli allevamenti devono
essere muniti di contrassegno inamovibile indicante
il mese e l' anno di nascita, il numero progressivo,
la matricola, e sul retro del contrassegno,
il numero dell' autorizzazione dell' allevatore.
5. Le disposizioni della Giunta regionale di cui
al comma 1 disciplinano altresì il prelievo, con i
mezzi di cui all' articolo 48, di mammiferi e di uccelli
in stato di cattività , operato esclusivamente
da parte del titolare dell' allevamento a scopo di ripopolamento,
che sia organizzato in forma di
azienda agricola singola, consortile o cooperativa.
6. Nel caso in cui l' allevamento di cui al comma
1 sia esercitato dal titolare di un' impresa agricola,
questi è tenuto a dare semplice comunicazione al
Presidente della Giunta provinciale. I titolari degli
allevamenti di cui al presente comma sono tenuti
al rispetto delle norme regionali.
ARTICOLO 23
(Allevamento di fauna selvatica a scopo
ornamentale e amatoriale)
1. La Giunta provinciale, sulla base di apposito
regolamento provinciale approvato entro sei mesi
dall' entrata in vigore della legge, rilascia previo
controllo l' autorizzazione per l' impianto e l' esercizio
di allevamento di fauna selvatica a scopo ornamentale
ed amatoriale a persona nominativamente
indicata.
2. Le attività di cui al comma 1 possono essere
svolte esclusivamente su soggetti appartenenti alle
famiglie degli emberizidi, dei ploceidi e dei fringillidi
propriamente detti.
3. I soggetti ottenuti negli allevamenti di cui al
comma 1 devono essere muniti di anelli inamovibili
di diametro adeguato alle specie. Sugli anelli
devono essere riportati l' anno di nascita, il numero
progressivo o la matricola o il numero dell' autorizzazione
dell' allevatore.
4. L' allevatore è tenuto a denunciare entro dicembre
gli esemplari nati nel proprio allevamento
nel corso dell' anno. La denuncia è presentata alla
Provincia e deve contenere i dati riportati sugli
anelli inamovibili.
5. E' vietato introdurre nel territorio regionale
esemplari avifaunistici appartenenti alle famiglie
di cui al presente articolo e la cui caccia è vietata
in Piemonte, salvo che siano dotati di anello inamovibile
di diametro adeguato alla specie, idoneo
alla identificazione e purchè siano documentati
con certificato di provenienza attestante la nascita
in cattività .
6. Nelle manifestazioni didattiche, nelle rassegne,
nelle mostre possono essere presentati esclusivamente
esemplari regolarmente denunciati.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo non
si applicano agli animali appartenenti alle specie
esotiche.
Capo V
Strutture amministrative,
attività di studio e ricerca
ARTICOLO 24
(Comitato regionale di coordinamento
delle attività venatorie e
per la tutela della fauna selvatica
1. E' istituito il Comitato regionale di coordinamento
delle attività venatorie e per la tutela della
fauna selvatica, quale organo tecnico e consultivo
della Regione.
2. Esso è composto da:
a) l' Assessore regionale, con delega in materia,
con funzioni di Presidente;
b) il Presidente di ogni Provincia o l' Assessore
provinciale con delega in materia;
c) un esperto in zoologia laureato in scienze
naturali o biologiche ovvero in medicina veterinaria,
su designazione dell' Università degli Studi;
d) un esperto in problemi agrari laureato in
scienze agrarie o forestali, su designazione
dell' Università degli Studi;
e) quattro rappresentanti delle associazioni
ambientaliste riconosciute a livello nazionale ed
operanti in Regione;
f) quattro rappresentanti delle associazioni
ambientaliste riconosciute a livello nazionale ed
operanti in Regione;
g) quattro rappresentanti delle organizzazioni
professionali agricole riconosciute a livello nazionale
ed operanti in Regione;
h) un rappresentante dell' ENCI;
i) un rappresentante della Delegazione italiana
del Consiglio internazionale della caccia e della
conservazione della fauna selvatica (CIC);
l) un rappresentante designato dagli organi di
gestione degli ATC per ciascuna provincia;
m) un rappresentante designato dagli organi
di gestione dei CA per ciascuna provincia;
n) un esperto in tipica fauna alpina.
3. Il Comitato è costituito con decreto del Presidente
della Giunta regionale entro e non oltre sei
mesi dalla data di insediamento del Consiglio regionale,
decade unitamente al Consiglio regionale
stesso e, comunque, svolge le sue funzioni fino
alla costituzione del nuovo Comitato.
4. I componenti di cui alle lettere c), d) e n)
sono nominati dal Consiglio regionale. Per i componenti
di cui alle lettere e), f), g), h), i), l) e m) il
Presidente della Giunta regionale procede alla nomina
su designazione dei rispettivi enti ed associazioni.
5. Le designazioni devono pervenire al Presidente
della Giunta regionale entro trenta giorni dalla
richiesta, trascorsi i quali lo stesso Presidente
provvede comunque alle nomine applicando il potere
di surroga.
6. Le funzioni di segretario del Comitato sono
svolte da un funzionario della Giunta regionale designato
dall' Assessore competente. Il segretario redige
i verbali delle adunanze e ne cura la conservazione.
7. In caso di assenza o di impedimento del Presidente
del Comitato, le relative funzioni sono
esercitate dal più anziano in età tra gli altri componenti.
8. Il Comitato esprime pareri in ordine ai provvedimenti
regionali in materia faunistico - venatoria
e può proporre alla Giunta regionale iniziative per
la gestione faunistico - venatoria del territorio. E'
convocato dal Presidente almeno due volte l' anno e
ogni qualvolta ritenuto necessario ai fini dell' attuazione
della legge; può inoltre essere convocato
qualora ne faccia richiesta almeno un terzo dei
suoi componenti.
9. La Giunta regionale corrisponde ai componenti
del Comitato, in quanto spettante, per ogni
effettiva partecipazione alle sedute, un gettone
di presenza e il rimborso delle spese di viaggio,
ai sensi della normativa regionale vigente in materia.
ARTICOLO 25
(Comitato consultivo provinciale
per la tutela e la gestione della fauna selvatica
e coordinamento delle politiche venatorie)
1. Presso ogni Provincia è istituito il Comitato
consultivo provinciale per la tutela e la gestione
della fauna selvatica e il coordinamento delle politiche
venatorie. Il Comitato ha competenze in materia
di raccordo tra gli indirizzi programmatici
regionali e provinciali e le politiche gestionali degli
ATC e dei CA. In detto ambito vengono inoltre
definiti i termini di collaborazione gestionale
tra la Provincia e gli organi direttivi dei singoli
ambiti venatori.
2. Il Comitato è composto da:
a) il Presidente della Provincia o l' Assessore
provinciale con delega in materia, con funzioni di
Presidente;
b) il Dirigente del competente Servizio provinciale
o suo delegato;
c) un rappresentante di ciascun ATC e CA
designato dai rispettivi organi di gestione;
d) un esperto in zoologia laureato in scienze
naturali o biologiche ovvero in medicina veterinaria;
e) un esperto in problemi agricolo - forestali
laureato in scienze agrarie o forestali;
f) un rappresentante delle guardie delle Province
ed un rappresentante delle guardie giurate
venatorie.
3. Il Comitato è costituito dalla Provincia, con
nomina dei componenti, entro e non oltre sei mesi
dalla data di insediamento del Consiglio provinciale,
decade unitamente al Consiglio provinciale stesso
e, comunque, svolge le sue funzioni fino alla
costituzione del nuovo Comitato.
4. Le designazioni di competenza dei Comitati
di gestione di cui al comma 2, lettera c) devono
pervenire alla Provincia entro trenta giorni dalla
richiesta, trascorsi i quali la stessa provvede comunque
alle nomine applicando il potere di surroga.
5. Il Comitato consultivo provinciale formula
pareri e proposte in materia faunistico - venatoria,
è convocato dal Presidente almeno due volte
l' anno e può altresì essere convocato qualora ne
faccia richiesta almeno un quarto dei suoi componenti.
6. Le funzioni di segretario del Comitato sono
svolte da un funzionario della Provincia.
7. In caso di assenza o di impedimento del Presidente
del Comitato, le relative funzioni sono
esercitate dal più anziano di età tra gli altri componenti.
8. La Provincia può corrispondere ai componenti
del Comitato di cui al comma 1, in quanto spettante,
per ogni effettiva partecipazione alle sedute,
un gettone di presenza e il rimborso delle spese di
viaggio.
ARTICOLO 26
(Attività di studio e ricerca)
1. La Giunta regionale, per realizzare gli obiettivi
di cui all' articolo 1, promuove studi e ricerche,
anche sperimentali, sulla biologia e sulla ecologia
della fauna selvatica, sulle tecniche di produzione
agro - forestali compatibili con le esigenze di tutela
della fauna stessa nonchè sulle tecniche di recupero
e sistemazione di aree modificate dall' azione
antropica.
2. A tal fine, la Giunta regionale può avvalersi
della collaborazione dell' INFS, dell' Università degli
Studi, dei servizi tecnico - ispettivi delle Province,
di enti, amministrazioni pubbliche, istituti ed
esperti di comprovata competenza.
3. Per migliorare la preparazione specifica del
personale addetto, la Giunta regionale può organizzare
corsi di aggiornamento ovvero promuovere
la partecipazione a corsi e seminari di studio; può
inoltre istituire borse di studio, per il perfezionamento
professionale, a favore di coloro che partecipano
ai corsi suddetti e di laureati in discipline
naturalistiche.
ARTICOLO 27
(Osservatorio regionale sulla fauna selvatica)
1. Per la realizzazione delle attività di cui all' articolo
26, è istituito nell' ambito della struttura regionale
competente in materia di caccia e pesca
l' Osservatorio regionale sulla fauna selvatica, in
base alle norme sull' organizzazione degli uffici e
dell' ordinamento del personale regionale.
2. I compiti dell' Osservatorio sono:
a) fornire criteri e metodologie per censire le
popolazioni animali stabilmente residenti sul territorio
oppure migratrici e svernanti ed effettuare
studi sulla loro distribuzione;
b) studiare i rapporti tra le specie animali e
l' ambiente;
c) predisporre progetti di ricerca finalizzati su
specifici aspetti legati alla protezione della fauna
selvatica e alla salvaguardia ovvero al recupero degli
equilibri ambientali nonchè agli aspetti connessi
all' uso dei fitofarmaci in agricoltura e agli effetti
sulla fauna selvatica, da effettuarsi direttamente
o con la collaborazione di enti, amministrazioni
pubbliche ed istituti specializzati pubblici e privati;
d) promuovere corsi di formazione per ricercatori
e tecnici per i censimenti qualitativi e quantitativi
della fauna stanziale, con particolare riferimento
a quella alpina ed alle popolazioni svernanti
e nidificanti;
e) promuovere corsi per conduttore di cani da
traccia, per caposquadra per cacce speciali, nonchè
per la preparazione di cacciatori di ungulati
con metodi selettivi;
f) monitorare i dati relativi agli abbattimenti
effettuati nell' attività venatoria; costituire una banca
dati quale strumento fondamentale per la gestione
e la pianificazione in materia;
g) organizzare, anche in collaborazione con le
associazioni venatorie, ambientaliste ed agricole e
le amministrazioni pubbliche, corsi di preparazione
e di aggiornamento delle guardie per lo svolgimento
delle funzioni di vigilanza sull' esercizio venatorio,
sulla tutela dell' ambiente e della fauna e
sulla salvaguardia delle produzioni agricole.
3. Per lo svolgimento dei compiti di cui al
comma 2, la struttura cui fa riferimento l' Osservatorio
può avvalersi della collaborazione dei
servizi tecnico - ispettivi delle Province, delle amministrazioni
pubbliche, degli enti strumentali
regionali, delle associazioni scientifiche, dell' Università
degli Studi, di altri qualificati istituti o
enti scientifici, o di esperti di elevata e specifica
capacità professionale, nonchè del Comitato tecnico -
scientifico di supporto alla politica regionale
delle aree protette di cui all' articolo 21 della
legge regionale 22 marzo 1990, n. 12 (Nuove
norme in materia di aree protette - Parchi naturali,
riserve naturali, aree attrezzate, zone di
preparco, zone di salvaguardia).
ARTICOLO 28
(Attività ispettiva in materia faunistica)
1. Per il perseguimento delle finalità di cui agli
articoli 14 e 16 della legge 157/ 1992 ed in particolare
per l' esercizio della vigilanza e del controllo
sulle attività relative alla gestione programmata
della caccia ed al funzionamento delle aziende faunistico -
venatorie e delle aziende agri - turistico - venatorie
viene attivata nell' ambito della struttura regionale
competente in materia di caccia e pesca la
funzione ispettiva in materia faunistica avente tra
l' altro i seguenti compiti:
a) verifica delle attività degli organismi di gestione
degli ATC e dei CA, che devono essere
conformi alle norme ed ai regolamenti vigenti in
materia e coerenti con le indicazioni dei piani faunistico -
venatori regionale e provinciali;
b) vigilanza relativa al rispetto da parte dei
concessionari delle norme e delle disposizioni regionali
in materia di concessione di aziende faunistico -
venatorie e di aziende agri - turistico - venatorie;
c) accertamento immediato della regolare utilizzazione
dei contributi erogati dalla Giunta regionale
agli organismi di gestione degli ATC e dei
CA per le finalità di cui agli articoli 50 e 51
e dei finanziamenti erogati a soggetti diversi per
attività inerenti a progetti speciali;
d) verifica delle attività concernenti il regolare
svolgimento dei corsi di preparazione e aggiornamento
delle guardie venatorie volontarie e dei corsi
di preparazione dei tecnici faunistici e dei cacciatori.
Capo VI
Attività aventi ad oggetto
la fauna selvatica
ARTICOLO 29
(Controllo della fauna selvatica)
1. Il controllo delle specie di fauna selvatica
previsto dall' articolo 19, comma 2, della legge
157/ 1992, è delegato alle Amministrazioni provinciali.
La Giunta regionale, al fine di preservare
l' integrità biogeografica della fauna regionale, attiva,
tramite le Amministrazioni provinciali che si
avvalgono dei loro agenti, piani di controllo delle
specie alloctone qualora vengano abusivamente immesse
nell' ambiente.
2. La Provincia, per comprovate ragioni di protezione
dei fondi coltivati e degli allevamenti, può
autorizzare, anche su proposta delle organizzazioni
professionali agricole provinciali, piani di abbattimento,
attuati dalle guardie delle Province
con la collaborazione dei proprietari o conduttori
dei fondi ricompresi nelle aree interessate dai piani
di abbattimento stessi, nonchè dalle guardie venatorie
volontarie.
3. Il controllo delle specie di fauna selvatica anche
ai fini del completamento dei piani selettivi
relativi agli ungulati di cui al comma 1, all' interno
delle aziende faunistico - venatorie e delle aziende
agri - turistico - venatorie, è autorizzato dalla Giunta
regionale.
4. Il controllo della fauna viene esercitato in
modo selettivo mediante l' utilizzazione di metodi
ecologici. Solo a seguito di verifica, da parte
dell' INFS, dell' inefficacia di tali interventi, la Giunta
regionale o quella provinciale possono autorizzare
piani di abbattimento.
5. La Giunta provinciale informa la Giunta regionale
sui provvedimenti inerenti al controllo della
fauna e, al termine dei piani di controllo o abbattimento,
trasmette alla Giunta regionale una relazione
contenente i dati relativi alle operazioni
svolte ed ai loro risultati.
6. Il controllo della fauna selvatica all' interno
dei centri urbani è autorizzato dalla Provincia su
parere dell' Azienda sanitaria regionale competente.
7. Il Presidente della Giunta regionale, anche su
richiesta delle Province o degli organismi di gestione
degli ATC e CA, per importanti e motivate
ragioni connesse alla consistenza faunistica o
per sopravvenute particolari condizioni ambientali,
stagionali o climatiche o per malattie, può vietare
o ridurre la caccia a determinate specie di fauna
selvatica di cui all' articolo 18 della legge 157/ 1992,
anche per periodi limitati ed ambiti definiti.
8. Nelle aree protette, inserite nel piano regionale
di cui all' articolo 2 della lr 12/ 1990, il controllo
delle specie di fauna selvatica è esercitato in conformità
a quanto disposto dalla legge 6 dicembre
1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette) e
dalla legge regionale 8 giugno 1989, n. 36 (Interventi
finalizzati a raggiungere e conservare l' equilibrio
faunistico e ambientale nelle aree istituite e
parchi naturali, riserve naturali e aree attrezzate)
e successive modifiche ed integrazioni. Per garantire
il necessario coordinamento delle attività di
controllo faunistico, i piani di abbattimento selettivo
di cui all' articolo 4 della lr 36/ 1989, proposti
dagli Enti di gestione delle aree protette, devono
essere corredati dal parere favorevole della Giunta
provinciale.
ARTICOLO 30
(Immissione, catture,
destinazione della fauna selvatica
a scopo di ripopolamento)
1. La Provincia, sentiti gli organismi di gestione
degli ATC e dei CA, predispone entro il 30 settembre
di ciascun anno un piano delle attività e
degli interventi per l' anno successivo riportante le
indicazioni circa:
a) la produzione di specie autoctone nelle
zone di ripopolamento e nei centri pubblici di riproduzione;
b) la cattura di selvatici provenienti da:
1) parchi nazionali e regionali;
2) zone di ripopolamento e cattura;
3) aree dove ci siano necessità di cattura
per motivi agricoli o di equilibrio faunistico;
c) immissioni integrative da attuare per esigenze
tecniche nelle zone di protezione.
2. Le catture sono predisposte e coordinate dalla
Provincia e vengono effettuate dalle guardie delle
Province con la collaborazione delle guardie volontarie
delle associazioni venatorie, agricole e di
protezione ambientale e di cacciatore ed agricoltori,
anche nei tempi e nei luoghi in cui è vietato
l' esercizio venatorio. Nei parchi le catture dei selvatici
presenti in sovrannumero devono avvenire
d' intesa con gli Enti parchi, secondo le procedure
previste dalla lr 36/ 1989.
3. Gli interventi tecnici di cattura che richiedono
l' uso di armi con proiettili a narcotico sono effettuati
esclusivamente dalle guardie delle Province
ovvero dagli ATC e dai CA.
4. La Giunta regionale, previo parere favorevole
dell' INFS, anche su proposta delle Province o degli
organismi di gestione dei CA, al fine di ripristinare
l' habitat delle specie, può autorizzare l' immissione
di specie autoctone nei Ca ove sia esclusivamente
presente la tipica fauna alpina.
5. Ai fini di una politica di programmazione e
di sviluppo della fauna selvatica, la Provincia,
entro il 30 settembre di ogni anno, invia alla
Giunta regionale i piani di cui ai commi 1 e 2 e
fornisce i dati relativi alle operazioni di produzione,
di cattura, di immissione effettuate e ai
loro risultati.
6. Gli organismi di gestione degli ATC e dei
CA, nell' espletamento dei compiti loro conferiti
dalle disposizioni vigenti, predispongono e gestiscono
il programma annuale delle immissioni integrative
di fauna selvatica nelle zone di caccia programmata
utilizzando prioritariamente animali di
cattura. Ogni anno i Comitati di gestione trasmettono
alla Provincia ed alla Regione, entro il 30 novembre,
il programma di immissione per l' anno
successivo e la relazione illustrativa delle operazioni
effettuate.
7. Tutti gli esemplari immessi nel territorio devono
essere adeguatamente marcati con contrassegni
inamovibili e numerati.
8. La provincia e i Comitati di gestione devono,
attraverso strutture e mezzi idonei, effettuare operazioni
di preambientamento dei soggetti nati in
cattività da immettere sul territorio.
9. Al fine di pervenire la diffusione di malattie
infettive e di garantire l' idoneità della fauna destinata
al ripopolamento, i capi provenienti da catture,
allevamenti nazionali o introdotti dall' estero
devono essere sottoposti a controllo sanitario sul
luogo di consegna o di liberazione a cura dei servizi
veterinari delle Aziende sanitarie regionali
competenti per territorio, i quali rilasciano o negano
il nulla osta.
10. Per procedere alla reintroduzione di fauna
selvatica occorre apposita autorizzazione della
Giunta regionale concessa, sentito l' INFS, solo in
base a comprovate ragioni di ordine biogenetico.
11. E' comunque vietato sul territorio venabile,
fatta eccezione per i luoghi a gestione pubblica
sempre preclusi alla caccia nonchè per le aziende
faunistico - venatorie e le aziende agri - turistico - venatorie,
immettere fauna selvatica sul territorio
nel periodo compreso tra il 1 aprile e la data di
chiusura della caccia.
12. E' sempre vietato, per scopi venatori, immettere
sul territorio regionale:
a) individui appartenenti a specie estranee
alla fauna autoctona piemontese;
b) individui appartenenti alla specie fagiano a
quote superiori ai 1200 metri sul livello del mare.
13. E' comunque vietata l' introduzione di ogni
specie di fauna alloctona.
14. E' vietata qualsiasi forma di ripopolamento
ai soggetti non autorizzati.
ARTICOLO 31
(Cattura e inanellamento a scopo scientifico)
1. La Giunta regionale, su parere dell' INFS,
può concedere, su motivata richiesta, ed esclusivamente
per ragioni di studio e ricerca scientifica,
a Istituti universitari, al Consiglio nazionale
delle ricerche e ai Musei di storia naturale l' autorizzazione
a catturare e utilizzare esemplari di
mammiferi ed uccelli e di prelevare uova, nidi e
piccoli nati anche su territori ove è vietato
l' esercizio venatorio.
2. Non è mai consentita l' utilizzazione per attività
di vivisezione degli esemplari catturati ai sensi
del comma 1.
3. L' attività di cattura temporanea per l' inanellamento
degli uccelli a scopo scientifico è autorizzata
dalla Giunta regionale ed è organizzata e coordinata
sull' intero territorio nazionale dall' INFS;
tale attività funge da schema nazionale ed inanellamento
in seno all' Unione europea per l' inanellamento
(EURING). L' attività di inanellamento può
comunque essere svolta esclusivamente da titolari
di specifica autorizzazione rilasciata dalla Giunta
regionale, su parere dell' INFS. La concessione
dell' autorizzazione è subordinata alla partecipazione
a specifici corsi di istruzione, organizzati dallo
stesso Istituto, ed al superamento del relativo esame
finale.
4. Nelle aree in cui si effettuano per scopi strettamente
scientifici rilevazioni quantitative e qualitative,
la Giunta regionale può autorizzare il divieto
temporaneo di caccia per un raggio non inferiore
a metri 400 e non superiore a metri 600 intorno
ai punti di osservazione.
5. E' fatto obbligo a chi abbatte, cattura o rinviene
uccelli inanellati di darne notizia all' INFS o
al Comune nel cui territorio è avvenuto il fatto. E'
fatto obbligo al Comune di trasmettere l' informazione
al predetto Istituto.
ARTICOLO 32
(Introduzione di fauna selvatica dall' estero)
1. L' importazione dall' estero di fauna selvatica
viva, purchè corrispondente per specie e sottospecie
a quelle presenti sul territorio regionale, può
effettuarsi solo a scopo di ripopolamento e di miglioramento
genetico.
2. I permessi d' importazione possono essere rilasciati
unicamente a ditte che dispongono di adeguate
strutture ed attrezzature per ogni singola
specie di selvatici, al fine di avere le opportune garanzie
per controlli, eventuali quarantene e relativi
controlli sanitari.
3. Le autorizzazioni per le attività di cui al
comma 1 sono rilasciate dal Ministero delle risorse
agricole, alimentari e forestali su parere
dell' INFS e previo nulla - osta favorevole del Ministero
della sanità nel rispetto delle convenzioni
internazionali.
4. Su ogni partita introdotta i Servizi veterinari
delle Aziende sanitarie regionali eseguono, prima
del rilascio degli animali, controlli sanitari eventualmente
integrati da indagini di laboratorio.
ARTICOLO 33
(Abbattimento per caso fortuito o forza maggiore
e disponibilità materiale di fauna selvatica)
1. La Giunta regionale e le Province possono costituire,
anche su richiesta delle associazioni venatorie
e delle associazioni di protezione ambientale,
centri di recupero, cura, riabilitazione e reintroduzione
di animali selvatici, in particolare di quelli
appartenenti a specie protette.
2. Chiunque, in qualsiasi tempo, abbatta fauna
selvatica per caso fortuito o forza maggiore, o venga
nella disponibilità di fauna selvatica viva o
morta, o di parti di essa, deve farne consegna entro
ventiquattro ore al Comune di residenza o a
quello in cui è avvenuto il fatto oppure alla Provincia
competente per territorio. Tali enti provvedono
a consegnarla ad un centro di recupero o, se
l' esemplare è morto, ad una destinazione di pubblica
utilità . Qualora la specie rinvenuta appartenga
a specie protetta è fatto obbligo di segnalare il
ritrovamento alla Regione.
3. Fino alla costituzione dei centri di cui al
comma 1, la fauna selvatica viva deve essere consegnata
alla Provincia che provvede a liberarla in
località idonea tramite i propri agenti.
ARTICOLO 34
(Attività di tassidermia ed imbalsamazione
e detenzione di trofei)
1. L' esercizio dell' attività di tassidermia ed imbalsamazione,
di seguito chiamata imbalsamazione
è subordinato all' iscrizione al registro delle ditte
o delle imprese artigiane tenute dalle Camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura.
2. La Provincia, sulla base di apposito regolamento
approvato dal Consiglio regionale, su proposta
della Giunta regionale, entro un anno
dall' entrata in vigore della legge, rilascia l' autorizzazione
all' esercizio dell' attività di imbalsamazione
a seguito dell' accertamento, da parte della Commissione
di cui al comma 3, della buona conoscenza
della fauna e delle tecniche dell' imbalsamazione.
3. Il Presidente della Giunta regionale nomina
una commissione composta da:
a) un esperto in legislazione venatoria;
b) un laureato in scienze biologiche o scienze
naturali esperto in vertebrati omeotermi;
c) un laureato in veterinaria;
d) un esperto in tecniche di tassidermia;
e) un perito conciario.
4. L' esame, articolato in un colloquio e in prove
pratiche, avrà ad oggetto l' accertamento di adeguate
conoscenze relativamente a:
a) legislazione venatoria e relativa al commercio
e alla detenzione di fauna protetta e minacciata
di estinzione;
b) biologia della fauna selvatica, con particolare
riferimento all' individuazione ed al riconoscimento
delle specie cacciabili;
c) tecniche di tassidermia ed imbalsamazione;
d) nozioni generali chimiche e tossicologiche
sulle sostanze da impiegare, con specifico riguardo
alle tecniche di impiego, alle precauzioni da adottare
nella loro conservazione, manipolazione e
smaltimento.
5. La Commissione esprime un giudizio di idoneità
se l' esito risulta favorevole in tutte le materia sopra
elencate.
6. I dipendenti di enti ed istituzioni pubbliche,
quali i Musei di storia naturale e gli Istituti universitari,
che svolgono attività di imbalsamazione
per l' ente in cui lavorano e le ditte e imprese artigiane
che risultino iscritte, alla data di entrata in
vigore della presente legge, al registro tenuto dalle
Camere di commercio, sono esentati dal possesso
dell' autorizzazione di cui al comma 2, fatto salvo
comunque l' obbligo di segnalare la loro attività al
Presidente della Provincia.
7. L' esercizio dell' attività di imbalsamazione è
svolta senza fine di lucro da amatori non cacciatori.
8. E' consentita l' imbalsamazione esclusivamente
delle spoglie di esemplari appartenenti:
a) alla fauna selvatica presente sul territorio
italiano oggetto di caccia o di abbattimento, purchè
catturata nel rispetto delle norme venatorie vigenti;
b) alla fauna presente sul territorio italiano
che non sia protetta ai sensi della vigente normativa;
c) alla fauna esotica o comunque proveniente
dall' estero purchè il possesso sia accompagnato da
documentazione attestante che l' abbattimento,
l' importazione o comunque la detenzione siano avvenuti
in conformità alla normativa vigente in materia
e non si tratti di specie protette da accordi
internazionali;
d) alla fauna domestica.
9. E' inoltre consentita l' imbalsamazione, negli
stessi limiti in cui ne è consentito l' abbattimento,
di tutti gli animali di cui sia comprovata la provenienza
da allevamenti regolarmente autorizzati.
10. La Provincia e la Giunta regionale possono
autorizzare l' imbalsamazione e la detenzione di
ogni tipo di animale, o di parte di esso, rinvenuto
morto per cause naturali o accidentali.
11. E' consentita la detenzione di trofei e preparazioni
tassidermiche nei casi previsti ai commi
precedenti.
12. La Provincia rilascia gratuitamente apposito
contrassegno di modello uniforme da applicare in
modo definitivo ai trofei e alle preparazioni tassidermiche.
13. La detenzione di preparazioni tassidermiche
di spoglie di mammiferi ed uccelli in difformità
alle disposizioni del presente articolo, comporta
l' applicazione delle medesime sanzioni che sono
comminate per l' abbattimento degli animali le cui
spoglie sono oggetto del trattamento tassidermico.
14. Il tassidermista autorizzato ai sensi del comma
2 deve segnalare alla Provincia le richieste di
imbalsamare spoglie di esemplari appartenenti a
specie protette o comunque non oggetto di caccia
ovvero le richieste relative a spoglie di specie cacciabili
avanzate in periodi diversi da quelli previsti
nel calendario venatorio per la caccia delle singole
specie e quelle appartenenti alla fauna esotica.
15. La violazione della disposizione di cui al
comma 9, comporta, oltre alla revoca dell' autorizzazione
l' applicazione delle sanzioni previste
dall' articolo 30 della legge 157/ 1992, per chi detiene
illecitamente esemplari di specie protette o per
chi cattura esemplari cacciabili al di fuori dei periodi
fissati nel calendario venatorio.
16. Le collezioni e le raccolte pubbliche non
sono soggette alle norme del presente articolo.
Capo VII
Esercizio della caccia:
autorizzazione e requisiti
ARTICOLO 35
(Esercizio dell' attività venatoria)
1. L' attività venatoria si svolge in base ad una
concessione che lo Stato rilascia ai cittadini che la
richiedano e che posseggano i requisiti previsti
dalla legge 157/ 1992 e dalla presente legge.
2. Per poter esercitare l' attività venatoria nella
regione è necessario aver stipulato un contratto di
assicurazione per la responsabilità civile verso terzi
derivante dall' uso delle armi o degli arnesi utili
all' attività venatoria, con massimale di lire un miliardo
per ogni sinistro, di cui lire 750 milioni per
ogni persona danneggiata e lire 250 milioni per
danni ad animali ed a cose, nonchè una polizza
assicurativa per infortuni correlata all' esercizio
dell' attività venatoria, con massimale di lire 100
milioni per morte o invalidità permanente. I massimali
sono soggetti alle variazioni previste dalle
leggi nazionali vigenti in materia.
3. Costituisce esercizio venatorio ogni atto diretto
all' abbattimento o alla cattura di fauna selvatica
secondo le modalità , nei tempi e con l' impiego dei
mezzi di cui all' articolo 48, e degli animali a ciò
destinati.
4. E' considerato altresì esercizio venatorio il vagare
o il soffermarsi con i mezzi destinati a tale
scopo o in attitudine di ricerca della fauna selvatica
o di attesa della medesima per abbatterla o catturarla.
5. Ogni modo di abbattimento di fauna selvatica
non previsto dalla presente legge è vietato.
6. Fatto salvo l' esercizio venatorio con il falco
l' attività venatoria può essere praticata nel territorio
regionale in via esclusiva in una delle seguenti
forme:
a) vagante nella zona Alpi;
b) nelle altre forme consentite dalla presente
legge negli ambiti territoriali di caccia programmata.
7. La fauna selvatica abbattuta nel rispetto delle
disposizioni della presente legge appartiene a colui
che l' ha cacciata.
ARTICOLO 36
(Aree contigue ai parchi
naturali nazionali e regionali)
1. L' esercizio venatorio è precluso nelle aree
contigue ai parchi naturali nazionali e regionali,
ove individuate dalla Regione ai sensi dell' articolo
32, comma 2, della legge 6 dicembre 1991, n. 394
(Legge quadro sulle aree protette).
ARTICOLO 37
(Opzioni sulla forma di caccia prescelta)
1. L' opzione sulla forma di caccia prescelta in
via esclusiva, a norma dell' articolo 12, comma 5,
della legge 157/ 1992, ha durata triennale e si intende
rinnovata se entro il 31 marzo precedente la
scadenza del triennio il cacciatore non fa pervenire
alla Provincia richiesta di modifica dell' opzione
contenuta nel tesserino regionale. L' opzione sulla
forma di caccia può essere riesaminata soltanto in
presenza di cambio di residenza anagrafica e per
ragioni di salute formalmente comprovate. La variazione
non può comunque avvenire durante l' annata
venatoria.
2. Il cacciatore che abbia conseguito, ai sensi
degli articoli 40 e 41, l' abilitazione all' esercizio venatorio
dopo l' entrata in vigore della presente legge
deve comunicare la propria opzione alla provincia
di residenza entro trenta giorni dalla data di
detto conseguimento.
3. Le Province trasmettono alla Giunta regionale
i dati relativi alle opzioni di cui al comma 1 e le
relative variazioni.
ARTICOLO 38
(Appostamenti)
1. Sono consentiti appostamenti purchè temporanei.
2. Sono temporanei gli appostamenti di durata
non superiore ad una giornata e costituiti da ripari
di fortuna o da attrezzature smontabili, sprovvisti
comunque di copertura superiore, che non
comportino modificazioni del sito e siano destinati
all' esercizio venatorio per non più di una giornata
di caccia. Al termine della giornata il cacciatore
deve rimuovere il materiale usato per la costruzione
dell' appostamento, lasciando il sito nelle stesse
condizioni in cui si trovata precedentemente. Detti
appostamenti, qualora necessitino di preparazione
del sito, sono soggetti al consenso del conduttore
del fondo, sia esso un privato cittadino o un ente
pubblico.
3. La preparazione dell' appostamento temporaneo
non può essere effettuato mediante taglio di
piante o di rami, nè con l' impiego di parti di vegetazione
appartenenti alla flora spontanea protetta
ai sensi della leggi vigenti.
4. Eventuali danni alle coltivazioni agricole o
alla vegetazione spontanea saranno risarciti al proprietario
del fondo da chi li ha cagionati ai sensi
del codice civile.
5. La collocazione dell' appostamento deve avvenire
in modo tale da non comportare, per effetto
dello sparo, il danneggiamento dei frutteti, vigneti
o altre colture arboree.
6. A ciascun appostamento temporaneo compete
una zona di rispetto di metri 150.
ARTICOLO 39
(Il tesserino regionale)
1. Chiunque intenda esercitare la caccia nell' ambito
della Regione Piemonte deve essere in possesso
del relativo tesserino predisposto dalla Regione.
2. Il rilascio del tesserino è subordinato:
a) al possesso di valida licenza di porto di fucile
per uso di caccia rilasciato dalla competente
autorità statale;
b) all' avvenuto versamento delle tasse prescritte,
compresa quella di concessione regionale annuale
di cui all' articolo 54;
c) all' aver stipulato il contratto di assicurazione
di cui all' articolo 35, comma 2;
d) alla restituzione di quello usato nell' ultima
annata venatoria, che in caso di mancata richiesta
deve avvenire entro il 30 settembre.
3. Il tesserino è valido per un' annata venatoria e
si intende automaticamente sospeso o revocato in
caso di sospensione o revoca della licenza di porto
di fucile per uso di caccia.
4. In caso di smarrimento o di sottrazione del
tesserino, il titolare, al fine di ottenere il duplicato,
deve dimostrare di aver provveduto a denunciare
il fatto all' autorità di pubblica sicurezza e deve
esibire l' attestazione del versamento delle tasse di
concessione regionale relative all' abilitazione venatoria.
5. Il tesserino deve avere il timbro indelebile attestante
l' ATC o il CA in cui è autorizzato ad
esercitare l' attività venatoria: su di esso viene annotato,
mediante perforazione negli appositi spazi,
il giorno di caccia prescelto nella propria o nelle
altre Regioni all' atto dell' inizio dell' esercizio venatorio
e i capi di fauna selvatica non appena abbattuti.
6. Il cacciatore residente in altre Regioni, che
intende praticare la caccia nella regione Piemonte,
deve essere in possesso di valido tesserino regionale
per la caccia, rilasciato secondo le norme
vigenti nella regione di residenza. Per l' esercizio
dell' attività venatoria il cacciatore è comunque tenuto
all' osservanza delle norme contenute nella
legge nazionale e nella presente legge.
ARTICOLO 40
(Abilitazione venatoria)
1. Per il rilascio della prima licenza di porto di
fucile per uso di caccia nonchè per il rinnovo della
stessa in caso di revoca è richiesta l' abilitazione
venatoria.
2. Per sostenere l' esame di abilitazione venatoria
il candidato presenta domanda alla provincia
nel cui territorio risiede allegando:
a) certificato di residenza;
b) certificato di idoneità all' esercizio venatorio
rilasciato dagli uffici medico - legali e dai distretti
sanitari delle Aziende sanitarie regionali o delle strutture
sanitarie militari o della Polizia di Stato
ovvero da medici militari in servizio permanente
ed in attività di servizio.
3. Nei dodici mesi successivi al rilascio della
prima licenza il cacciatore può praticare l' esercizio
venatorio solo se accompagnato da altro cacciatore
in possesso di licenza rilasciata da almeno tre anni
e che non abbia commesso violazioni alle norme
nazionali e regionali vigenti che comportino la sospensione
o la revoca della licenza ai sensi dell' articolo
32 della legge 157/ 1992.
4. Gli aspiranti cacciatore possono essere ammessi
a sostenere la prova d' esame per l' abilitazione
venatoria nei sei mesi precedenti il compimento
del diciottesimo anno di età , ferma restando la
possibilità di esercizio effettivo al compimento di
tale età .
ARTICOLO 41
(Abilitazione per l' esercizio venatorio
nella zona delle Alpi)
1. Il titolare della licenza di caccia che intende
esercitare l' attività venatoria in zona delle Alpi ed
è privo del certificato di abilitazione, anche se residente
in altre Regioni, deve sostenere presso la
commissione di cui all' articolo 42, apposito esame
integrativo di quello di abilitazione venatoria, in
cui dimostri, attraverso un colloqui, di possedere
nozioni sufficienti relativamente a:
a) specie alpine, protette da oggetto di caccia;
b) biologia delle medesime;
c) armi consentite;
d) disposizioni normative e regolamentari riguardanti
la zona delle Alpi.
2. Per il conseguimento dell' abilitazione per
l' esercizio venatorio nella zona delle Alpi si applicano
le disposizioni di cui all' articolo 40.
3. La Giunta regionale, in accordo con i CA,
organizza sotto stretto controllo delle Province
corsi di abilitazione per la caccia di selezione agli
ungulati. Conseguita l' abilitazione, viene rilasciata
apposita attestazione al cacciatore, che è obbligato
a partecipare ai censimenti per almeno un anno
solare ed a partecipare ad una stagione venatoria
come solo accompagnatore, non pagante, di un
cacciatore che abbia un' esperienza di almeno tre
anni negli abbattimenti selettivi. La presenza alla
caccia selettiva deve essere certificata dal cacciatore
“anziano “e vistata dal CA.
4. Nei dodici mesi successivi al conseguimento
dell' abilitazione per l' esercizio venatorio nella zona
delle Alpi, il cacciatore può praticare l' esercizio venatorio
solo se accompagnato da altro cacciatore
in possesso di abilitazione per l' esercizio venatorio
nella zona Alpi rilasciata da almeno tre anni e che
non abbia commesso violazioni alle norme regionali
e nazionali che comportino la sospensione o
la revoca della licenza ai sensi dell' articolo 32 della
legge 157/ 1992.
ARTICOLO 42
(Commissione d' esame)
1. Il Presidente della Giunta regionale nomina,
entro e non oltre sei mesi dalla data di insediamento
del Consiglio regionale, in ciascun capoluogo
di Provincia una commissione di esame per il
conseguimento dell' abilitazione venatoria e per il
rilascio dell' autorizzazione all' esercizio dell' attività
di tassidermia.
2. La durata in carica della commissione corrisponde
a quella effettiva del Consiglio regionale; le
funzioni sono esercitate fino alla costituzione della
nuova commissione. I componenti possono essere
riconfermati per non più di una volta in via continuativa.
3. Ogni commissione è composta da:
a) un dirigente della Provincia, esperto in materia
di legislazione, con funzione di Presidente;
b) un numero compreso tra cinque e otto
esperti in legislazione in materia di caccia, biologia
e zoologia applicata alla caccia, armi e comportamento
venatorio, tutela della natura e principi
di salvaguardia delle produzioni agricole, norme
di pronto soccorso; di questi almeno un laureato
in scienze biologiche o in scienze naturali ed uno
in scienze agrarie o forestali;
c) un funzionario della Regione.
4. La nomina degli esperti di cui al comma 3,
lettere a) e b) avviene su designazione del Consiglio
provinciale in base a curricula attestanti per
ciascuno le esperienze nelle varie discipline.
5. Le funzioni di segretario sono svolte da un
funzionario della Provincia.
6. Non possono essere nominati come componenti
della commissione dirigenti delle associazioni
venatorie, agricole ed ambientaliste e coloro che
hanno riportato sanzioni in materia di caccia.
7. Gli oneri per il funzionamento delle commissioni
sono a carico della Regione e sono regolati
con le procedure della legge regionale 2 luglio
1976, n. 33 (Compensi ai componenti di commissioni,
consigli, comitati e collegi operanti presso
l' Amministrazione regionale).
ARTICOLO 43
(Esame di abilitazione venatoria)
1. Per il superamento dell' esame di abilitazione
venatoria occorre:
a) mostrare, attraverso colloquio, di possedere
nozioni sufficienti nell' ambito del programma di
cui al comma 5;
b) mostrare sufficiente perizia nello smontaggio
montaggio e uso delle armi da caccia.
2. In relazione alla prova d' esame la commissione
esaminatrice esprime giudizio di idoneità o non
idoneità del candidato. L' abilitazione è concessa se
il giudizio della commissione è favorevole per tutti
i temi elencati al comma 5.
3. Il candidato giudicato non idoneo è ammesso
a ripetere l' esame non prima che siano trascorsi
centoventi giorni dalla data del precedente esame.
4. Le prove d' esame sono pubbliche.
5. Le nozioni su cui verte l' esame di cui al comma
1 riguardano i seguenti temi:
a) leggi e regolamenti comunitari, statali e regionali
per la tutela della fauna e per la disciplina
della caccia; definizioni di “fauna”, “fauna stanziale”,
“fauna migratoria”; tesserino regionale, abilitazione
venatoria, assicurazione obbligatoria; specie
cacciabili e non cacciabili, giornate e orari di caccia;
calendario venatorio; luoghi in cui è vietato
l' esercizio venatorio; mezzi di caccia, uso di cani,
appostamenti, modalità di caccia vietate; zona delle
Alpi; oasi di protezione, zone di ripopolamento
e cattura, zone per l' addestramento cani, gestione
programmata della caccia, aziende faunistico - venatorie
e agri - turistico - venatorie; agenti venatori e
loro funzioni; sanzioni e procedure relative;
b) zoologia applicata alla caccia: vocazioni
faunistiche della Regione; equilibrio biologico delle
specie selvatiche; caratteristiche delle specie selvatiche
di interesse naturalistico e venatorio; riconoscimento
delle specie dei mammiferi e degli uccelli
anche sul campo con riguardo alle specie protette
e a quelle particolarmente protette;
c) tutela dell' ambiente e principi di salvaguardia
delle produzioni agricole: rapporti tra fauna,
caccia, agricoltura, ambiente, protezione dei nidi e
dei nati, effetti sull' ambiente conseguenti al ripopolamento
della fauna; protezione delle colture
agricole in rapporto all' attività venatoria, norme di
sicurezza e prevenzione degli incendi agroforestali;
d) armi da caccia e loro uso: armi e munizioni
consentite per la caccia; custodia, manutenzione,
controllo e trasporto delle armi durante l' esercizio
venatorio; misure di sicurezza e prevenzione
degli incidenti contro la propria persona e nei confronti
di altri;
e) norme di pronto soccorso.
6. La Giunta regionale per favorire la preparazione
dei candidati può predisporre un testo contenente
le principali nozioni su cui verte l' esame
per l' abilitazione venatoria, da distribuire a cura
delle Province al momento della presentazione della
domanda.
Capo VIII
Esercizio della caccia:
specie, tempi, carniere,
modalità e mezzi
ARTICOLO 44
(Specie cacciabili e
periodi di attività venatoria)
1. Ai fini dell' esercizio venatorio è consentito
abbattere esemplari della fauna selvatica appartenenti
alle seguenti specie, esclusivamente nei periodi
indicati:
a) specie cacciabili dalla terza domenica di
settembre al 15 dicembre: lepre comune (Lepus
europaeus), coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus),
minilepre (Silvilagus floridamus);
b) specie cacciabili dalla terza domenica di settembre
al 31 dicembre: fagiano (Phasianus colchicus),
quaglia (Coturnix coturnix), tortora (Streptopeia
turtur), beccaccia (Scolopax rusticola), beccaccino
(Gallinago gallinago);
c) specie cacciabili dalla terza domenica di
settembre al 31 dicembre, in base a piani numerici
di prelievo approvati dalla Giunta regionale, salvo
quanto disposto dall' articolo 15 della presente legge:
pernice rossa (Alectoris rufa), starna (Perdix
perdix);
d) specie cacciabili dalla terza domenica di
settembre al 31 gennaio: cesena (Turdus pilaris),
tordo bottaccio (Turdus philomelos), tordo sassello
(Turdus iliacus), germano reale (Anas Platyrhynchos),
colombaccio (Columba palumbus), cornacchia
nera (Corvus corone), cornacchia grigia (Corvus
corone cornix), gazza (Pica pica), nonchè la
volpe (Vulpes vulpes), secondo piani numerici di
prelievo;
e) specie cacciabili dal 1 ottobre al 30 novembre,
in base a piani numerici di prelievo predisposti
dai Comitati di gestione dei CA e approvati
dalla Giunta regionale: pernice bianca (Lagopus
mutus), fagiano di monte (Tetrao tetrix), coturnice
(Alectoris graeca), lepre bianca (Lepus timidus);
f) specie cacciabili dal 1 ottobre al 30 novembre,
in base a piani di prelievo basati su censimenti
qualitativi e quantitativi accertanti la densità
e la composizione delle popolazioni, proposti
dagli ATC o dai CA e approvati dalla Giunta regionale:
camoscio (Rupicapra rupicapra), capriolo
(Capreolus capreolus), cervo (Cervus elaphus), daino
(Dama dama), muflone (Ovis musimon);
g) specie cacciabili dal 1 ottobre al 31 dicembre
nella zona faunistica delle Alpi e dal 1 novembre
al 31 gennaio nella zona faunistica di pianura:
cinghiale (Sus scrofa).
2. La Giunta regionale, per motivate ragioni,
nella predisposizione annuale del calendario venatorio
di cui all' articolo 45 può ridurre l' elenco delle
specie cacciabili e i periodi dell' esercizio dell' attività
venatoria.
3. Per le seguenti specie: pernice rossa, starna,
fagiano di monte, pernice bianca, coturnice, lepre
bianca, volpe l' esercizio venatorio è consentito
esclusivamente sulla base di piani numerici, approvati
dalla Giunta regionale, tenuto conto delle stime
della consistenza di ciascuna popolazione, effettuate
dagli organismi di gestione degli ATC e
CA. Per la specie volpe l' esercizio venatorio sarà
consentito dal 1998. Per le annate 1996 e 1997
l' esercizio venatorio alla specie volpe è consentito
con l' esclusione delle giornate di lunedi, martedi,
giovedi, e venerdi.
4. Per una razionale, tutela delle specie cervo,
capriolo, camoscio, daino e muflone, l' esercizio venatorio
è consentito in base a piani di prelievo selettivi
proposti dagli organismi di gestione degli
ATC e dei CA. Detti piani sono approvati dalla
Giunta regionale, previa effettuazione, da parte degli
ATC e dei CA, di censimenti quantitativi e
qualitativi che determinino la densità delle popolazioni
e la composizione delle stesse in termini di
rapporti percentuali tra maschi, femmine e giovani.
5. La Giunta regionale, sentito l' INFS, può per
determinate specie in relazione alle situazioni ambientali
delle diverse realtà territoriali, modificare
i periodi dell' esercizio venatorio compresi tra il 1
settembre e il 31 gennaio, e comunque nel rispetto
dei limiti dell' arco temporale massimo indicati nel
comma 1. La stessa disciplina si applica anche per
la caccia di selezione agli ungulati; l' esercizio venatorio
a tali specie può essere autorizzato dal 1
agosto, con esclusione delle giornate di domenica
nel mese di agosto, nel rispetto dell' arco temporale
previsto dall' articolo 18, comma 1 della legge
157/ 1992.
ARTICOLO 45
(Calendario venatorio)
1. La Giunta regionale, sentito l' INFS e il Comitato
regionale di cui all' articolo 24, entro e non oltre
il 15 giugno di ogni anno, pubblica il calendario
valido per l' intero territorio regionale e le disposizioni
relative alla stagione venatoria.
2. Il calendario venatorio relativo all' intera annata
venatoria, riguarda i seguenti oggetti:
a) specie cacciabili e periodi di caccia;
b) giornate e orari di caccia;
c) carniere giornaliero e stagionale;
d) ora legale di inizio e termine della giornata
venatoria;
e) periodi, modalità per l' addestramento dei
cani da caccia e loro impiego durante la stagione
venatoria.
3. I provvedimenti della Giunta regionale che
approvano i piani di prelievo selettivi di cui all' articolo
44, comma 4 sono trasmessi alle Province
che provvederanno a darne adeguata pubblicità .
4. Entro il 20 settembre di ogni anno, la Giunta
regionale, sentito l' INFS e il Comitato regionale di
cui all' articolo 24, pubblica sulla base dei risultati
dei censimenti effettuati nella stagione riproduttiva
in corso, un piano di prelievo numerico per le specie
pernice bianca, coturnice, fagiano di monte
(solo i maschi), lepre bianca, cervo, capriolo, camoscio,
daino, muflone, stabilendo altresì le modalità
con cui conteggiare giornalmente i capi abbattuti
per ogni specie, al fine di chiudere tempestivamente
la caccia a quelle specie il cui piano di prelievo
sia stato completato.
5. Il calendario venatorio regionale, i piani di
prelievo numerico e le comunicazioni di completamento
di detti piani, con i conseguenti divieti di
caccia alle specie interessate, devono essere resi
pubblici mediante immediata affissione agli albi
pretori di tutte le amministrazioni interessate, alle
sedi di tutte le associazioni venatorie e mediante
comunicazione agli organi di informazione, compresi
quelli locali; deve altresì essere fornita una
comunicazione immediata a tutti i soggetti responsabili
della vigilanza venatoria.
6. A partire dalla stagione venatoria 1999- 2000
gli organismi di gestione degli ATC e dei CA
trasmettono entro il 15 giugno di ogni anno alla
Giunta regionale, oltre ai dati dei censimenti per
la definizione dei piani di prelievo numerico della
tipica fauna alpina e dei piani di abbattimento selettivo
degli ungulati, i dati dei censimenti sulla
consistenza delle popolazioni di tutte le specie venabili,
ad esclusione di quelle migratorie.
7. Con il termine “censimento “si intende ogni
operazione volta al conteggio di individui appartenenti
alla fauna selvatica presenti in un determinato
territorio. Sono compresi in questa definizione
sia i conteggi totali che i conteggi mediante opportuni
indici di abbondanza.
ARTICOLO 46
(Carniere giornaliero e stagionale)
1. Per ogni giornata di caccia al cacciatore è
consentito l' abbattimento massimo di due capi di
fauna selvatica di cui un solo capo delle seguenti
specie: fagiano di monte, coturnice, pernice bianca
e lepre bianca, di otto capi delle specie migratorie
di cui quattro palmipedi e trampolieri e di non
più di due beccacce.
2. Durante l' intera stagione venatoria ogni
cacciatore può abbattere complessivamente un
numero massimo di capi di fauna selvatica così
stabiliti:
a) camoscio, cervo, capriolo, muflone, daino:
complessivamente un capo annuale; cinghiale: cinque
capi annuali;
b) coturnice, pernice bianca, fagiano di monte
e lepre bianca: complessivamente quattro capi annuali,
con il limite di due capi per coturnice e pernice
bianca ed un capo per fagiano di monte e lepre
bianca;
c) lepre comune: cinque capi annuali;
d) starna e pernice rossa: due capi annuali
per specie;
e) coniglio selvatico, fagiano e minilepre: venti
capi annuali per specie.
3. Il carniere stagionale di cui al comma 2, lettera
a) può essere variato, per l' attuazione dei piani
annuali di abbattimento, con provvedimento
della Giunta regionale, anche su richiesta degli organismi
di gestione degli ATC e dei CA, previa
verifica della consistenza delle specie o dei danni
arrecati al patrimonio agro - silvo - pastorale.
4. Durante l' intera stagione venatoria ogni cacciatore
può inoltre abbattere complessivamente un
numero di capi di specie migratorie o di specie
non comprese tra quelle elencate nel comma 2,
non superiore a cinquanta di cui non più
di dieci scolopacidi e trenta tra anatidi e rallidi.
5. La Giunta regionale nel calendario venatorio
annuale può prevedere limitazioni di carniere giornaliero
e stagionale tenuto conto delle fluttuazioni
e delle tendenze delle popolazioni oggetto di caccia.
ARTICOLO 47
(Giornate e orario di caccia)
1. Ai sensi dell' articolo 18 della legge 157/ 1992,
il cacciatore, nel territorio destinato alla gestione
della caccia, programmata, può esercitare l' attività
venatoria esclusivamente nelle giornate di mercoledì ,
sabato e domenica.
2. L' esercizio venatorio nel territorio della zona
Alpi destinato alla gestione della caccia programmata,
è consentito nelle giornate di mercoledì e
domenica. Per la caccia di selezione agli ungulati
l' esercizio venatorio è consentito per non più di
due giornate di caccia alla settimana a scelta nei
giorni di lunedi, mercoledi, giovedi, sabato e domenica,
in ogni ATC e in ogni CA.
3. Nel territorio destinato alla caccia riservata a
gestione privata e nelle zone di cui all' articolo 13
l' esercizio venatorio è consentito tutti i giorni, fatti
salvi i limiti di cui ai commi 4, 5 e 6 fermo restando
il limite massimo di giornate consentite per
ciascun cacciatore.
4. Conformemente a quanto indicato dal calendario
venatorio di cui all' articolo 41, la caccia è
consentita da un' ora prima del sorgere del sole
fino al tramonto.
5. La caccia di selezione agli ungulati è consentita
fino ad un' ora dopo il tramonto.
6. L' esercizio venatorio è consentito per non più
di due giorni consecutivi ed in ogni caso è vietato
in tutto il territorio regionale nelle giornate di
martedi e venerdi.
ARTICOLO 48
(Mezzi per l' esercizio
dell' attività venatoria)
1. L' attività venatoria è consentita con l' uso del
fucile:
a) con canna ad anima liscia fino a due colpi,
a ripetizione e semiautomatico, con colpo in canna
e caricatore che consente di contenere non più di
due cartucce di calibro non superiore al 12;
b) con canna ad anima rigata a caricamento
singolo manuale o a ripetizione semiautomatica
di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con
bossolo a vuoto di altezza non inferiore a millimetri
40.
2. E' consentito altresì l' uso del fucile a due o
tre canne (combinato), di cui una o due ad anima
liscia di calibro non superiore al 12 ed una o due
a canna rigata di calibro non inferiore a millimetri
5,6 con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a
millimetri 40.
3. Nella zona faunistica delle Alpi, è vietato
l' uso del fucile con canna ad anima liscia a ripetizione
semiautomatica ed automatica, salvo che
il caricatore sia adattato in modo da non contenere,
oltre il colpo in canna, più di un colpo; è
altresì vietato l' uso del fucile con canna ad anima
rigata a ripetizione semiautomatica ed automatica.
4. L' uso del fucile con canna ad anima rigata è
consentito esclusivamente per la caccia di selezione
agli ungulati nell' ambito dei piani di prelievo
selettivo, ad eccezione del cinghiale nella zona faunistica
di pianura, salvo che per gli interventi di
controllo autorizzati ai sensi dell' articolo 29.
5. La caccia è altresì consentita con l' uso dei
falchi. La detenzione del falco è consentita nel rispetto
delle disposizioni di cui alla legge 7 febbraio
1992, n. 150 (Disciplina dei reati relativi
all' applicazione in Italia della convenzione sul)
commercio internazionale delle specie animali e
vegetali in via di estinzione, firmata a Washington
il 3 marzo 1973, di cui alla legge 19 dicembre
1975, n. 874 e del regolamento (CEE) n. 3626/ 82,
e successive modifiche, nonchè norme per la commercializzazione
e la detenzione di esemplari vivi
di mammiferi e rettili che possono costituire pericolo
per la salute e l' incolumità pubblica).
6. L' addestramento e l' allentamento dei falchi
sono consentiti nelle zone di cui all' articolo 13,
comma 5 od in altre zone appositamente individuate
dalla Giunta regionale.
7. Il titolare della licenza di porto di fucile per
uso di caccia è autorizzato durante l' esercizio venatorio
a portare oltre alle armi consentite, utensili
da punta e da taglio atti alle esigenze venatorie.
8. Sono vietati tutte le armi e i mezzi per l' esercizio
venatorio non esplicitamente ammessi dal
presente articolo.
9. I bossoli delle cartucce devono essere recuperati
dal cacciatore e non lasciati sul luogo di caccia.
Capo IX.
Divieti, vigilanza, sanzioni
ARTICOLO 49
(Altri divieti)
1. Oltre a quanto previsto dalle vigenti leggi nazionali
sulla caccia, è vietato:
a) negli ATC e nei CA esercitare la caccia
in ambito territoriale diverso da quello assegnato;
b) cacciare l' avifauna selvatica migratoria ad
una distanza minore di metri 1.000 dai valichi
montani;
c) usare più di due cani per cacciatore e più
di quattro cani per comitiva, ad esclusione della
caccia al cinghiale;
d) commerciare la tipica fauna alpina appartenente
alle specie fagiano di monte, pernice bianca,
coturnice, lepre bianca ed ungulati;
e) abbattere o catturare la femmina del fagiano
di monte;
f) usare armi da sparo munite di silenziatore
e quelle atte a riceverlo o impostate con scatto
provocato dalla preda, nonchè quelle munite di sistema
di puntamento a raggio laser; usare fucile a
canna rigata con canna di lunghezza inferiore a
centimetri 45;
g) mantenere in sito sagome per richiamo al
di fuori dell' orario di caccia e l' uso di richiami
elettronici;
h) usare radio ricetrasmittenti o apparecchi
telefonici mobili ai fini dell' esercizio venatorio;
i) l' uso dei cani per la caccia agli ungulati, fatta
eccezione per i cani da traccia, e per la caccia
al cinghiale; è facoltà della Giunta regionale consentirne
l' uso in casi specifici;
l) cacciare sui terreni coperti in tutto o nella
maggior parte da neve, fatta eccezione per la caccia
al cinghiale ed alla volpe, i tetraonidi nella
zona faunistica delle Alpi, agli ungulati oggetto di
piani di prelievo selettivo e salvo quanto disposto
dall' articolo 29;
m) impiantare appostamenti temporanei a distanza
inferiore a 200 metri dal perimetro delle
zone in cui la caccia è vietata;
n) ogni forma di uccellagione e di cattura di
uccelli e di mammiferi selvatici, nonchè il prelievo
di nuova, nidi e piccoli nati fatta eccezione per la
cattura a fini previsti dagli articoli 29, 30 e 31;
o) l' addestramento e l' allenamento dei cani a
distanza inferiore a 100 metri dai luoghi in cui la
caccia è vietata, dalle aziende faunistico - venatorie
e dalle aziende agri - turistico - venatorie, dai centri
privati di riproduzione della fauna selvatica, fatto
salvo quanto stabilito dall' articolo 13;
p) la posta alla beccaccia e la caccia da appostamento,
sotto qualsiasi forma, al beccaccino;
q) causare volontariamente spostamenti della
fauna selvatica al fine di provocare la fuoriuscita
da ambiti protetti e da zona di caccia riservata per
scopi venatori;
r) usare fonti luminose atte alla ricerca della
fauna selvatica durante le ore notturne, salvo i
soggetti autorizzati ai sensi dell' articolo 13, comma
14, e dell' articolo 29;
s) raccogliere palchi dei cervidi, salvo la raccolta
autorizzata dai Comitati di gestione e dai
concessionari delle aziende faunistico - venatorie e
agri - turistico - venatorie e dagli Enti di gestione dei
parchi;
t) commerciare esemplari vivi o morti di specie
di fauna selvatica italiana non proveniente da
allevamenti e non munita di contrassegno inamovibile;
u) vendere a privati e detenere reti da uccellagione,
salvo che per l' attività di inanellamento di
cui all' articolo 31;
v) produrre, vendere e detenere trappole di
qualsiasi tipo per la cattura di fauna selvatica;
z) detenere esemplari di fauna selvatica, ad
eccezione di quella lecitamente abbattuta la cui
detenzione è consentita ai sensi dell' articolo 44.
ARTICOLO 50
(Pubblicità di zone speciali e luoghi
di divieto mediante tabelle)
1. Sono pubblicizzati con tabelle esenti da tasse
i confini delle seguenti zone: zona Alpi; ATC;
CA; oasi di protezione; valichi alpini; zone di ripopolamento
e cattura; zone per addestramento,
allenamento e gare dei cani da caccia; zone di protezione
di cui all' articolo 1, comma 5 della legge
157/ 1992; aziende faunistico - venatorie; aziende
agri - turistico - venatorie; beni monumentali; centri
di riproduzione di selvaggina zone militari e zone
di industria della pesca o della piscicoltura di cui
all' articolo 21 della legge 157/ 1992;
2. Le tabelle devono contenere la denominazione
del tipo di zona a cui si riferiscono, le indicazioni
dell' articolo della legge regionale di riferimento,
la dizione “divieto di caccia”, ove pertinente,
in conformità al modello approvato dalla Giunta
regionale.
3. Le tabelle devono essere collocate lungo il perimetro
della zona interessata possibilmente su
pali o altri sostegni ad una altezza superiore a 2
metri, ad una distanza di circa metri 50 l' una
dall' altra o comunque in modo che le tabelle stesse
siano visibili ad ogni punto di accesso e da ogni
tabella siano di norma visibili le due contigue.
4. Quando si tratti di terreni vallivi, laghi o
specchi d' acqua, le tabelle possono essere collocate
anche su galleggianti emergenti almeno centimetri
50 dal pelo dell' acqua.
5. Le tabelle perimetrali devono essere sempre
mantenute in buono stato di conservazione e di
leggibilità .
6. La collocazione e la manutenzione delle tabelle
di cui al comma 1 sono effettuate a cura dei
soggetti che ne hanno la titolarità o la gestione.
7. Ferma restando l' applicazione dell' articolo
635 del codice penale è sempre vietato rimuovere,
danneggiare o comunque rendere inidonee le tabelle
legittimamente apposte nelle zone di cui ai
commi precedenti.
ARTICOLO 51
(Vigilanza venatoria. Poteri e compiti
degli addetti alla vigilanza venatoria)
1. Fatto salvo quanto previsto dall' articolo 27
della legge 157/ 1992 e dalla presente legge, la vigilanza
sull' attività venatoria è affidata:
a) al Servizio ispettivo della Regione Piemonte;
b) alle guardie delle Province;
c) alle guardie volontarie delle associazioni
venatorie, agricole e di protezione ambientale presenti
nel Comitato tecnico faunistico - venatorio nazionale
ed a quelle delle associazioni di protezione
ambientale riconosciute dal Ministero dell' ambiente,
alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia
giurata ai sensi del testo unico della legge di
pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18
giugno 1931, n. 773;
d) agli ufficiali, sottufficiali e guardie del Corpo
forestale dello Stato, alle guardie addette a parchi
nazionali e regionali, agli ufficiali ed agenti di
polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali,
forestali e campestri ed alle guardie private riconosciute
ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, nonchè alle guardie ecologiche e
zoofile riconosciute da leggi regionali.
2. I soggetti di cui comma 1 svolgono le proprie
funzioni di norma, nell' ambito della circoscrizione
territoriale di competenza.
3. Agli agenti di cui al comma 1, con compiti di
vigilanza, è vietato l' esercizio venatorio nell' ambito
del territorio in cui esercitano le funzioni. Alle
guardie venatorie volontarie è vietato l' esercizio
venatorio durante l' esercizio delle loro funzioni.
4. La Provincia coordina l' attività delle guardie
volontarie delle associazioni agricole, venatorie e
di protezione ambientale.
5. La Giunta regionale promuove, anche in concorso
con gli Enti e le associazioni di cui all' articolo
27, comma 1, lettera b) della legge 157/ 1992,
corsi di preparazione ed aggiornamento per gli
agenti di vigilanza nel quadro della normativa regionale
in materia.
6. Il riconoscimento della qualità di guardia venatoria
volontaria e di guardia ecologica è subordinato
alla frequenza dei corsi di cui al comma 5,
indetti per i due profili dalla Giunta regionale entro
sei mesi dall' entrata in vigore della presente
legge, e al conseguimento di un attestato di idoneità ,
rilasciato dalla Giunta regionale previo superamento
di un apposito esame.
7. La Giunta regionale nomina di volta in volta
una Commissione d' esame per il rilascio dell' attestato
di cui al comma 6. Con il medesimo provvedimento,
definisce i programmi, le modalità di
svolgimento dei corsi e la composizione della commissione.
8. La Commissione è composta da sei esperti
nelle discipline previste all' articolo 43, comma 5,
da un funzionario regionale e da un esperto designato
dal Prefetto. Nella Commissione deve essere
garantita la presenza tra loro paritaria di rappresentanti
di associazioni venatorie, agricole ed ambientaliste.
9. I cittadini in possesso, a norma del testo unico
delle leggi di pubblica sicurezza, della qualifica
di guardia venatoria volontaria alla data di entrata
in vigore della presente legge, non necessitano
dell' attestato di idoneità di cui al comma 6.
10. I poteri e i compiti degli addetti alla vigilanza
venatoria sono quelli previsti dagli articoli 28 e
29 della legge 157/ 1992.
ARTICOLO 52
(Rapporti sull' attività di vigilanza)
1. Le Province, entro e non oltre il 31 marzo di
ogni anno, anche ai sensi dell' articolo 4, comma 2
della presente legge, trasmettono alla Giunta regionale
una dettagliata relazione sulle attività di sorveglianza
effettuate nella precedente stagione venatoria,
ivi compreso il numero e la tipologia degli
accertamenti effettuati e un prospetto riassuntivo
delle sanzioni erogate.
2. I questori competenti per territorio comunicano
al Presidente della Giunta regionale, entro il
mese di aprile di ciascun anno, i dati numerici
inerenti alle misure accessorie applicate nell' anno
precedente.
3. Il Presidente della Giunta regionale, entro e
non oltre il 31 maggio di ciascun anno, trasmette
un rapporto informativo concernente le comunicazioni
di cui ai commi 1 e 2 al Ministro delle risorse
agricole, alimentari e forestali ed al Ministro
per l' ambiente.
ARTICOLO 53
(Sanzioni amministrative)
1. Fermo restando quanto altro previsto dall' articolo
31 della legge 157/ 1992, e dalla vigente normativa
in materia tributaria e sulle armi, le seguenti
violazioni sono così sanzionate:
a) cattura e utilizzazione di mammiferi ed uccelli
in difformità all' articolo 31 della presente legge:
sanzione amministrativa da lire 200 mila a lire
1 milione 200 mila e revoca dell' autorizzazione;
b) uso e detenzione di richiami vivi: sanzione
amministrativa da lire 300 mila a lire 1 milione
800 mila; in caso di recidiva: sanzione amministrativa
da lire 500 mila a lire 3 milioni;
c) vendita di uccelli di cattura utilizzati come
richiami vivi per l' attività venatoria: sanzione amministrativa
da lire 300 mila a lire 1 milione 800
mila; in caso di recidiva: sanzione amministrativa
da lire 500 mila a lire 3 milioni;
d) cacciare senza licenza, per non averla conseguita:
sanzione amministrativa da lire 400 mila a
lire 2 milioni 400 mila; in caso di recidiva: sanzione
amministrativa da lire 800 mila a lire 4 milioni
800 mila;
e) cacciare nelle ore notturne: sanzione amministrativa
da lire 1 milione a lire 6 milioni; in caso
di recidiva: sanzione amministrativa da lire 6 milioni
a lire 12 milioni;
f) cacciare senza essere munito di tesserino
venatorio rilasciato dalla Regione di residenza:
sanzione amministrativa da lire 200 mila a lire 1
milione e 200 mila; in caso di recidiva: sanzione
amministrativa da lire 300 mila a lire 1 milione
800 mila;
g) cacciare, nei dodici mesi successivi al conseguimento
della prima licenza, senza essere accompagnato
da un cacciatore in possesso di licenza
rilasciata da almeno tre anni: sanzione amministrativa
da lire 100 mila a lire 600 mila; in caso di
recidiva: sanzione amministrativa da lire 200 mila
a lire 1 milione 200 mila;
h) cacciare a rastrello in più di tre persone:
sanzione amministrativa da lire 100 mila a lire 600
mila per ogni trasgressore;
i) cacciare negli specchi e corsi d' acqua utilizzando
scafandri e tute impermeabili da sommozzatore
o cacciare da botte: sanzione amministrativa
da lire 100 mila a lire 600 mila;
l) abbattere o catturare capi di fauna selvatica
in violazione dei limiti di carniere posti dal calendario
venatorio: sanzione amministrativa da lire
600 mila a lire 3 milioni 600 mila; in caso di recidiva:
sanzione amministrativa da lire 1 milione a
lire 6 milioni; le sanzioni previste nella presente
lettera sono ridotte ad un terzo nel caso di abbattimento
o cattura di esemplari di avifauna non appartenenti
alla tipica avifauna alpina;
m) esercizio dell' attività venatoria oltre il numero
delle giornate consentite dall' articolo 47: sanzione
amministrativa da lire 200 mila a lire 1 milione
200 mila; in caso di recidiva: sanzione amministrativa
da lire 600 mila a lire 3 milioni 600
mila;
n) posta alla beccaccia e caccia da appostamento
sotto qualsiasi forma al beccaccino: sanzione
amministrativa da lire 200 mila a lire 1 milione
200 mila; in caso di recidiva: sanzione amministrativa
da lire 600 mila a lire 3 milioni 600 mila;
o) caccia di selezione agli ungulati in difformità
alle disposizioni regionali: sanzione amministrativa
da lire 300 mila a lire 1 milione 800 mila;
in caso di recidiva sanzione amministrativa da lire
600 mila a lire 3 milioni 600 mila;
p) abbattimento di capo diverso, per specie o
per sesso, da quello assegnato nella caccia di selezione
agli ungulati: sanzione amministrativa da
lire 200 mila a lire 1 milione 200 mila;
q) effettuare in qualunque forma il tiro a volo
su uccelli, al di fuori dell' esercizio venatorio salvo
quanto disposto dall' articolo 10, comma 8, lettera
e) della legge 157/ 1992: sanzione amministrativa
da lire 100 mila a lire 600 mila; in caso di recidiva:
sanzione amministrativa da lire 200 mila a lire
1 milione 200 mila;
r) mancato recupero dei bossoli delle cartucce
da parte del cacciatore: sanzione amministrativa
da lire 100 mila a lire 600 mila;
s) violazione alle norme di gestione delle
aziende faunistico - venatorie e agri - turistico - venatorie:
sanzione amministrativa da lire 500 mila a lire
3 milioni; in caso di recidiva: sanzione amministrativa
da lire 1 milione a lire 6 milioni;
t) mancata notifica del fondo chiuso o mancata
apposizione e mantenimento delle tabelle: sanzione
amministrativa da lire 100 mila a lire 600
mila;
u) allevamento di specie di fauna selvatica
senza autorizzazione della Provincia: sanzione amministrativa
di lire 150 mila per ciascun capo: la
sanzione è triplicata nel caso si tratti di cinghiale
o di specie alloctona;
v) altre violazioni alle norme regionali e provinciali
sull' allevamento di fauna selvatica: sanzione
amministrativa da lire 150 mila a lire 900 mila
e/ o revoca dell' autorizzazione all' allevamento;
z) abbattimento o cattura, in centri privati di
riproduzione della fauna, di specie di mammiferi o
uccelli in difformità all' articolo 16 della presente
legge: sanzione amministrativa da lire 300 mila a
lire 1 milione 800 mila;
aa) vendere a privati o detenere da parte di
questi reti da uccellaggione salvo che per le attività
previste dall' articolo 26 della presente legge:
sanzione amministrativa da lire 300 mila a lire 1
milione 800 mila;
bb) produrre, vendere e detenere trappole per
la fauna selvatica oggetto della presente legge, salvo
che si tratti di strumenti di cattura commissionati
da enti legittimati in base alla vigente normativa
o soggetti da questi autorizzati: sanzione amministrativa
da lire 200 mila a lire 1 milione 200
mila;
cc) addestrare o allenare cani di qualsiasi razza,
o consentire che gli stessi vaghino liberi senza
controllo o sorveglianza nelle campagne fuori dai
tempi o dai luoghi consentiti: sanzione amministrativa
da lire 100 mila a lire 600 mila;
dd) addestrare o allenare i cani di qualsiasi
razza negli ambiti previsti dagli articoli 8, 9, 10 e
11 della presente legge: sanzione amministrativa
da lire 200 mila a lire 1 milione 200 mila; in caso
di recidiva: sanzione amministrativa da lire 300
mila a lire 1 milione 800 mila. Nell' ipotesi di cani
lasciati liberamente vagare senza controllo e sorveglianza
negli stessi ambiti: sanzione amministrativa
da lire 200 mila a lire 1 milione 200 mila;
ee) addestrare o allenare cani o consentire che
gli stessi vaghino liberi senza controllo o sorveglianza
in aziende venatorie senza il consenso del
concessionario: sanzione amministrativa da lire
200 mila a lire 1 milione 200 mila;
ff) uso dei cani in numero superiore a quello
consentito (due per ogni cacciatore e quattro per
cacciatori in comitiva): sanzione amministrativa da
lire 100 mila a lire 600 mila per ogni cane in più ;
gg) mancato assenso del proprietario o conduttore
per l' appostamento temporaneo o mancata
rimozione dell' appostamento temporaneo e dei residui
al termine della giornata: sanzione amministrativa
da lire 200 mila a lire 1 milione 200 mila;
hh) immettere fauna selvatica al di fuori dei
casi consentiti: sanzione amministrativa da lire
300 mila a lire 1 milione 800 mila; per la specie
cinghiale, per ciascun capo, e per le specie alloctone
la sanzione è da lire 1 milione a lire 6 milioni;
i) immettere fauna selvatica senza preventivo
controllo dell' Azienda sanitaria regionale competente:
sanzione amministrativa da lire 200 mila a
lire 1 milione 200 mila;
ll) omessa comunicazione all' autorità della
raccolta di uova o nuovi nati di fauna selvatica in
situazione di pericolo e in stato di necessità : sanzione
amministrativa da lire 200 mila a lire 1 milione
200 mila;
mm) prendere o detenere uova, nidi e piccoli
nati di mammiferi e uccelli appartenenti alla fauna
selvatica salvo le eccezioni indicate dall' articolo
21, comma 1, lettera o), dalla legge 157/ 1992: sanzione
amministrativa da lire 200 mila a lire 1 milione
200 mila;
nn) rimuovere, danneggiare o rendere inidonee
al loro uso tabelle legittimamente apposte, tabellazione
abusiva dei terreni in attualità di coltivazione,
recinzione per bestiame al pascolo e fondi
chiusi: sanzione amministrativa da lire 200 mila a
lire 1 milione 200 mila; ferma restando l' applicazione
del reato di danneggiamento di cui all' articolo
635 del codice penale;
oo) trasporto all' interno dei centri abitati e
nelle zone ove è vietata l' attività venatoria, ovvero
a bordo di veicoli di qualunque genere o nei giorni
non consentiti per l' esercizio venatorio di armi da
sparo per uso venatorio che non siano scariche e
in custodia: sanzione amministrativa da lire 200
mila a lire 1 milione 200 mila;
pp) uso dei cani di cui all' articolo 49, comma
1, lettera i): sanzione amministrativa da lire 300
mila a lire 1 milione 800 mila; in caso di recidiva:
sanzione amministrativa da lire 600 mila a lire 3
milioni 600 mila;
qq) violazione delle disposizioni della presente
legge e del calendario venatorio non espressamente
richiamate dal presente articolo: sanzioni amministrative
da lire 100 mila a lire 600 mila.
2. Oltre alle sanzioni amministrative previste al
comma 1, ove ricorrano i presupposti dell' articolo
13 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifica
al sistema penale), si applicano:
a) il sequestro dell' arma e della fauna selvatica
nei casi indicati nel comma 1, lettere d), e), g),
i), l), m), n), o), q), z), oo); fermo restando quanto
disposto dall' articolo 28, comma 3 della legge
157/ 1992, la fauna selvatica sequestrata e le armi
sequestrate, nel caso di pagamento della sanzione
in misura ridotta ai sensi dell' articolo 16 della legge
689/ 1981, a meno che non debba procedersi a
confisca obbligatoria, saranno restituite ai legittimi
proprietari previa istanza degli interessati supportata
dalla prova dell' avvenuto adempimento ex
articolo 16 della legge 689/ 1981;
b) sequestro e confisca delle reti, trappole e
mezzi di cui al comma 1, lettere aa), bb);
c) sequestro e confisca dell' arma carica
nell' ipotesi di cui al comma 1, lettera oo).
3. La confisca dei beni sequestrati è disposta
dal Presidente della Giunta regionale ove ricorrano
i presupposti dell' articolo 20 della legge 689/ 1981.
4. La destinazione della fauna selvatica sequestrata
o confiscata avviene secondo le modalità di
cui all' articolo 28 della legge 157/ 1992 e dell' articolo
9 della legge regionale 23 aprile 1985, n. 45 (Disciplina
relativa al sequestro di cose e disposizioni
per gli accertamenti mediante analisi di campione
in materia di illeciti amministrativi).
5. Nei casi di cui al comma 1, lettere e), l), m),
o), z) il tesserino regionale viene sospeso per tre
annate venatorie. Il provvedimento di sospensione
è disposto dalla Provincia competente per territorio,
previa comunicazione da parte della Regione
del provvedimento o dell' atto definitorio del procedimento
amministrativo instaurato a seguito di
inoltro alla competente autorità regionale di rapporto
ex articolo 17 della legge 689/ 1981 a conclusione
dell' eventuale procedimento di opposizione
in sede amministrativa, ovvero decorso il termine
di trenta giorni dalla contestazione senza che sia
proposta opposizione. E' sospesa per un' annata
venatoria l' ammissione ai piani di prelievo selettivo
agli ungulati nel caso di abbattimenti di esemplari
diversi da quelli assegnati nella caccia di selezione
con riguardo alla specie, al sesso, alla classe
di età o in orari non consentiti.
6. Le sanzioni amministrative sono irrogate dal
Presidente della Giunta regionale ed i relativi proventi
sono incamerati dalla Regione.
Capo X
Tasse, contributi, indirizzi, premi
ARTICOLO 54
(Tasse di concessione regionale in materia di
caccia)
1. In materia di tasse sulle concessioni regionali
valgono le norme previste dalla legge regionale 6
marzo 1980, n. 13, dall' articolo 16 della legge 29
dicembre 1990, n. 408, come modificato dall' articolo
4, comma 6, del decreto legge 23 gennaio
1993, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla
legge 24 marzo 1993, n. 75, fatta salva l' azione davanti
al giudice ordinario ai sensi dell' articolo 6
della legge 16 maggio 1970, n. 281 e dell' articolo
68 del decreto del Presidente della Repubblica 28
gennaio 1988, n. 43 e successive modifiche.
2. I numeri d' ordine 16 e 17 del titolo II della
tariffa delle tasse sulle concessioni regionali approvata
con decreto legislativo 22 giugno 1991, n. 230
e successive modifiche sono sostituiti così come
stabilito nella Tabella A allegata alla presente
legge.
ARTICOLO 55
(Fondo regionale per risarcimento
dei danni prodotti dalla fauna selvatica
e dall' attività venatoria)
1. Per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili
arrecati alla produzione agricola e alle opere
approntate sui terreni coltivati e a pascolo dalla
fauna selvatica, in particolare da quella protetta, e
dall' attività venatoria, è costituito a cura della Regione
un fondo destinato alla prevenzione e ai risarcimenti
ai proprietari o conduttori dei fondi. A
tale fondo affluisce lo stanziamento regionale previsto
dall' articolo 58 della presente legge.
2. La Giunta regionale ripartisce il fondo di cui
al comma 1 come segue.
a) alle Province per il risarcimento dei danni
provocati dalla fauna selvatica nei terreni utilizzati
per oasi di protezione, zone di ripopolamento e
cattura, centri pubblici di riproduzione della fauna
selvatica;
b) agli ATC e CA per il risarcimento dei
danni provocati dalla fauna selvatica nei terreni a
gestione programmata della caccia.
3. La Giunta regionale provvede a disciplinare,
con apposito provvedimento, i criteri di riparto, il
funzionamento e i meccanismi risarcitori del fondo
di cui al comma 1. Per la gestione del fondo,
viene istituito, con decreto del Presidente della
Giunta regionale un apposito Comitato regionale.
4. Il Comitato è composto da:
a) l' Assessore regionale competente che lo presiede
o suo delegato;
b) gli Assessori provinciali alla caccia o un
consigliere provinciale delegato dal Presidente della
Provincia;
c) tre rappresentanti delle organizzazioni professionali
agricole maggiormente rappresentative
a livello regionale;
d) tre rappresentanti delle associazioni venatorie
nazionali riconosciute;
e) un Presidente di un ATC e un Presidente
di un CA per ogni provincia, designati d' intesa
tra i rispettivi comitati di gestione;
f) un funzionario della Regione con compiti di
segretario.
5. Il risarcimento dei danni provocati dalla fauna
selvatica e dall' attività venatoria nei terreni utilizzati
per centri privati di produzione di fauna
selvatica, aziende faunistico - venatorie, aziende
agri - turistico - venatorie, zone per addestramento
cani e gare cinofile, è a carico dei soggetti che ne
hanno la gestione. I danni devono essere risarciti
entro novanta giorni dall' accertamento.
6. L' allevatore, il proprietario o il conduttore del
fondo è tenuto a denunciare tempestivamente i
danni alla Provincia o al Comitato di gestione
dell' ATC e del CA, che procedono entro trenta
giorni dalla denuncia alle relative verifiche anche
mediante sopralluogo e ispezione, avvalendosi anche
degli uffici regionali decentrati dell' agricoltura
e alla liquidazione nei centottanta giorni successivi.
ARTICOLO 56
(Contributi ai proprietari
e conduttori dei fondi
inclusi nel piano
faunistico - venatorio - regionale)
1. La Giunta regionale concede contributi ai
proprietari o conduttori di fondi inclusi nel piano
faunistico regionale ai sensi dell' articolo 5, in relazione
alle misure dirette alla tutela ed alla valorizzazione
dell' ambiente, purchè tali soggetti si impegnino
ad un' azione continuativa almeno quinquennale
per i fini di cui al comma 2.
2. A tale scopo i comitati di gestione degli
ATC e CA e le Comunità montane, d' intesa con
i proprietari o conduttori dei fondi, elaborano i
programmi quinquennali d' intervento per:
a) la ricostituzione di una presenza faunistica
ottimale per il territorio; le coltivazioni per l' alimentazione
naturale dei mammiferi e degli uccelli
soprattutto nei terreni dismessi da interventi agricoli
ai sensi del regolamento (CEE) n. 1094/ 88 del
Consiglio, del 25 aprile 1988, e successive modifiche
il ripristino e la realizzazione di zone umide e
di fossati, la differenziazione delle colture; la coltivazione
di siepi, cespugli, alberi adatti alla nidificazione;
b) la tutela del nidi e dei nuovi nati di fauna
selvatica nonchè dei riproduttori;
c) la collaborazione operativa ai fini del tabellamento,
della difesa preventiva delle coltivazioni
passibili di danneggiamento, della pasturazione invernale
degli animali in difficoltà , della manutenzione,
degli apprestamenti di ambientamento della
fauna selvatica.
3. I programmi di cui al comma 2 devono contenere
indicazioni circa il tipo, la dislocazione, la
quantità degli interventi, la misura degli interventi,
il loro costo complessivo e sono trasmessi alla Regione
entro il 30 aprile di ogni anno, corredati da
relazioni illustrative degli interventi proposti.
4. Per ciascuna iniziativa la Giunta regionale accerta:
a) la rispondenza ai criteri del piano faunistico
venatorio regionale e provinciale;
b) l' idoneità tecnica;
c) la congruità della spesa.
5. La Giunta regionale, entro il 30 novembre di
ogni anno, approva i programmi di cui al comma
2 e ripartisce i fondi disponibili.
6. I contributi previsti dal presente articolo possono
essere revocati dalla Giunta regionale in ogni
momento qualora l' impegno del destinatario venga
meno o non sia adeguato.
7. Per far fronte alle incombenze di cui al presente
articolo la Giunta regionale istituisce un fondo
apposito e si avvale del Comitato di cui all' articolo
55, comma 4.
ARTICOLO 57
(Contributi ai proprietari e
conduttori di fondi per il ripristino
dell' ambiente e la salvaguardia della
fauna selvatica nelle zone di protezione)
1. La Provincia prevede, all' interno dei piani di
cui all' articolo 6, comma 4, contributi per favorire
interventi di tutela e di ripristino degli habitat naturali,
con particolare riferimento alle aree depresse
collinari e montane, alle zone vallive o comunque
umide e all' incremento e alla protezione della
fauna selvatica nelle zone di tutela destinate a oasi
di protezione, a zone di ripopolamento e cattura e
centri pubblici di riproduzione.
2. La Provincia elabora i programmi di intervento
per il ripristino dell' ambiente e la salvaguardia
della fauna selvatica, i quali dovranno riportare indicazioni
circa il tipo, la dislocazione, la quantità
degli interventi, la misura degli interventi e il loro
costo complessivo.
3. Il programma deve essere elaborato e trasmesso
alla Giunta regionale entro il 30 giugno di
ogni anno, e contempla gli interventi e gli incentivi
per l' anno successivo. Per gli anni successivi, la
Provincia correderà il programma con un quadro
riassuntivo delle liquidazioni effettuate completo
di relazione ed osservazioni.
4. I contributi sono concessi dalla Provincia al
conduttore del fondo che ne faccia domanda impegnandosi
a un' azione continua ecologicamente significativa,
e possono essere revocati in ogni momento
qualora l' impegno del destinatario venga
meno o non sia adeguato.
5. Per una medesima iniziativa non è ammesso
il cumulo dei benefici.
6. Per far fronte alle incombenze di cui al presente
articolo, la Giunta regionale si avvale del
fondo di tutela previsto dall' articolo 56, comma 7
e lo ripartisce e lo assegna alle singole Province
sentito il comitato regionale di cui all' articolo 55,
comma 3.
Capo XI
Disposizioni finanziarie, finali,
abrogative e transitorie
ARTICOLO 58
(Disposizioni finanziarie)
1. Nello stato di previsione dell' entrata del bilancio
regionale i capitoli n. 55 e 2327 vengono
denominati come segue:
a) “Proventi delle tasse di concessione regionale
per il rilascio dell' abilitazione all' esercizio venatorio,
aziende faunistico - venatorie, aziende agri -
turistico - venatorie, centri privati di riproduzione
di fauna selvatica”;
b) “Proventi delle sanzioni amministrative per
violazioni in materia di caccia e di tutela faunistica”.
2. Le maggiori entrate derivanti dall' aumento
delle tasse di concessione regionale di cui all' articolo
54, come determinate dalle relative tabelle allegate
saranno iscritte in aumento ai capitoli di
spesa relativi alle materie caccia e pesca.
3. Per ciascun anno finanziario successivo a
quello di entrata in vigore della presente legge,
con la legge di approvazione del bilancio vengono
iscritti stanziamenti, in misura complessivamente
non inferiore ai proventi di cui al comma 2, introitati
nell' anno precedente, nei seguenti capitoli
di previsione della spesa:
a) “Trasferimenti di fondi alle Province per il
risarcimento e la prevenzione dei danni provocati
dalla fauna selvatica di cui all' articolo 55, comma
2, lettera a)”;
b) “Trasferimenti di fondi agli ATC ed ai
CA per il risarcimento e la prevenzione dei danni
provocati dalla fauna selvatica e dalle attività faunistico -
venatorie di cui all' articolo 55, comma 2,
lettera b)”;
c) “Fondo regionale per l' utilizzo dei terreni
agricoli inclusi nel piano faunistico - venatorio, di
cui all' articolo 56”;
d) “Fondo regionale per il ripristino dell' ambiente
e la salvaguardia della fauna selvatica nelle
zone di protezione di cui all' articolo 57”;
e) “Spese per il finanziamento di studi, ricerche,
consulenze, indagini ed attività in materia
faunistico - venatoria, anche in deroga alla legge regionale
25 giugno 1988, n. 6 (Norme relative allo
svolgimento di collaborazioni nell' ambito di attività
dell' Amministrazione regionale), nonchè per
interventi ed iniziative concernenti la protezione
dell' ambiente a fini faunistici, la tutela della fauna
e la disciplina della caccia”;
f) “Assegnazioni alle Province per gli interventi
in materia di pianificazione del territorio, per i
piani di immissione di fauna selvatica di cui all' articolo
30, e per gli interventi in materia di tutela
della fauna e disciplina della caccia”;
g) “Contributi agli ATC ed ai CA per il perseguimento dei
fini istituzionali”;
h) “Contributi al “Fondo regionale per la montagna “finalizzati
al finanziamento di progetti volti
al ripristino dell' ambiente, alla salvaguardia della
fauna selvatica ed allo sviluppo dell' occupazione
anche per gli scopi di cui all' articolo 56, in misura
non superiore al due per cento dei proventi derivanti
dalle tasse annuali di concessione regionale
in materia di caccia e pesca”.
3. I singoli stanziamenti annuali nei capitoli
suindicati vengono stabiliti con legge di approvazione
del bilancio regionale nel rispetto delle norme
di cui alla presente legge.
ARTICOLO 59
(Norma abrogativa)
1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
a) legge regionale 17 ottobre 1979, n. 60 (Norme
per la tutela della fauna e la disciplina della
caccia), salvo quanto espressamente previsto
dall' articolo 60 della presente legge;
1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
b) legge regionale 18 aprile 1985, n. 38;
1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
c) legge regionale 22 aprile 1988, n. 22;
1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
d) legge regionale 11 agosto 1994, n. 31 (Calendario
venatorio regionale 1994/ 1995);
1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
OMISSIS
e) legge regionale 11 aprile 1995, n. 53 (Disposizioni
provvisorie in ordine alla gestione della
caccia programmata e al calendario venatorio), fatto
salvo quanto espressamente previsto dall' articolo
60 della presente legge.
ARTICOLO 60
(Norma transitoria e finale)
1. Le aziende faunistico - venatorie autorizzate ai
sensi dell' articolo 72 della legge regionale nº
60/ 1979, come da ultimo modificato dall' articolo
21 della legge regionale 22/ 1988, continuano ad essere
soggette alle disposizioni contenute nello stesso
articolo fino all' attuazione della disciplina prevista
dall' articolo 20 della presente legge ed all' articolo
16 della legge 157/ 1992.
2. Le zone di divieto istituite ai sensi degli articoli
8, 9, 10 della legge regionale 60/ 1979, così
come modificati dagli articoli 2, 3 e 4 della legge
regionale 38/ 1985, sono confermate fino all' applicazione
della disciplina di cui all' articolo 10 della
legge 157/ 1992.
3. Gli allevamenti autorizzati ai sensi degli articoli
27 e 28 della legge regionale 60/ 1979, così
come modificati dagli articoli 19 e 20 della legge
regionale n. 38/ 1985, sono regolati dalle norme
contenute nei medesimi articoli fino all' entrata in
vigore dei rispettivi regolamenti di attuazione.
4. Sono comunque fatte salve, in deroga ai limiti
territoriali, le zone di allenamento ed addestramento
cani, esistenti alla data di entrata in vigore
della presente legge.
5. Gli atti amministrativi adottati dalla Giunta
regionale in attuazione della lr 53/ 1995 conservano
validità ed efficacia purchè i contenuti non
contrastino con la presente legge.
6. In fase di prima applicazione della legge il
comitato regionale di cui all' articolo 24, quello
provinciale di cui all' articolo 25 e le commissioni
d' esame di cui all' articolo 42 sono designati entro
sei mesi dall' entrata in vigore della presente legge.
7. Le tasse di concessione regionale di cui all' articolo
54, comma 2, per le aziende faunistico - venatorie
si applicano a decorrere dal 1 gennaio
dell' anno successivo all' entrata in vigore della
presente legge.
8. La tassa di concessione regionale per l' abilitazione
all' esercizio venatorio di cui all' articolo 54,
comma 2, si applica nei nuovi importo a partire
dall' esercizio venatorio successivo a quello in corso
all' atto dell' entrata in vigore della presente
legge.
ARTICOLO 61
(Urgenza)
1. La presente legge è dichiarata urgente
ai sensi dell' articolo 45, dello Statuto, ed entra in
vigore nel giorno della pubblicazione sul Bollettino Ufficiale
della Regione Piemonte.
La presente legge regionale sarà pubblicata nel
Bollettino Ufficiale della Regione.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e
di farla osservare come legge della Regione Piemonte.
Data a Torino, addì 4 settembre 1996
ALLEGATO 1:
TABELLA A
(Articolo 54, comma 2)
TITOLO II
CACCIA E PESCA
Numero d' ordine 16; concessione di costituzione di:
1) azienda agri - turistico - venatoria, per ogni ettaro o
frazione di esso Tassa di rilascio 10.000 Tassa annuale 10.000
2) azienda faunistico - venatoria, per ogni ettaro o frazione di esso
Tassa di rilascio 5.000 Tassa annuale 5.000
3) centro privato di produzione di selvaggina.
DPR 15 gennaio 1972, n. 11, art. 1, lett o)
Legge 27 dicembre 1977, n. 968, art. 6, lett d) e 36.
Tassa di rilascio 600.000 Tassa annuale 600.000
Nota: per le aziende agri - turistico - venatorie e per le
aziende faunistico - venatorie per ogni 100 lire
di tassa è dovuta una soprattassa di lire 100
che dovrà essere versata contestualmente alla
tassa.
Le tasse devono essere corrisposte entro il 31
gennaio dell' anno cui si riferiscono.
La tassa di concessione prevista per le aziende
faunistico - venatorie sono ridotte alla misura di
un ottavo per i territori montani o per quelli
classificati tali ai sensi della legge 25 luglio
1952, e successive modificazioni ed integrazioni.
17; Abilitazione all' esercizio venatorio:
con fucile ad un colpo, con falchi e con arco, con fucile
a due colpi, con fucile a più di due colpi.
Tassa di rilascio 150.000 tassa annuale 150.000
Nota: il versamento della tassa annuale di concessione
regionale deve essere effettuato in occasione
del pagamento della tassa di rilascio o di
rinnovo della concessione governativa per la licenza
di porto d' armi per uso di caccia ed ha
validità di un anno dalla data di rilascio della
concessione governativa.
Il versamento della tassa annuale di concessione
regionale non è dovuto qualora non si eserciti
la caccia durante l' anno.
La ricevuta del versamento deve essere allegata
al tesserino per l' esercizio venatorio.
Per le difformi situazioni di scadenza eventualmente
riscontrabili fra la data di versamento
della tassa regionale e quella governativa, la
validità del versamento della tassa regionale è
procrastinata sino alla scadenza della tassa di
concessione governativa.
L' abilitazione all' esercizio venatorio si consegue
soltanto dopo aver superato l' esame previsto
dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157.

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